Accoglienza in tilt ma il governo rilancia
Dai Comuni parte l’allarme: «Servono nuove norme». I centri sono al collasso: nell’isola 12mila arrivi in due anni
SASSARI. C’è un patto. E bisogna rispettarlo. Il governo non vuole sentire ragioni: la Sardegna si deve organizzare nonostante l’accoglienza sia già al collasso, con 4500 migranti attualmente in attesa e 12mila transitati negli ultimi due anni. Numeri destinati a crescere nonostante la meta dei profughi non sia la Sardegna. Il sistema, però, non prevede la scelta delle destinazioni e i migranti che finiscono nell’isola ci devono restare, almeno fino a quando la loro domanda d’asilo non verrà accettata e lo status di profugo si trasformerà in quello di rifugiato politico. Un passaggio che può durare anche tre anni e mezzo e che spiega perché molti decidano di fare i bagagli e tentare la sorte.
L’accoglienza. Sono proprio le lunghissime attese a mandare in tilt il sistema predisposto per dare alloggio ai migranti. Lo ha ribadito il prefetto di Cagliari, Giuliana Perrotta, durante l’incontro con il capo del dipartimento per l’immigrazione del ministero dell’interno, Mario Morcone: «Abbiamo necessità di nuove strutture, per gli adulti e per i minori», spiega il prefetto di Cagliari prima di stigmatizzare un’evidente falla nel sistema, «non vogliono rimanere. Una volta che vengono ripartiti tra le province, abbandonano i centri di accoglienza e convergono a Cagliari, con la speranza di potersi imbarcare. Si accalcano nel centro cittadino creando problemi igienici e sanitari. Tutto questo provoca problemi di ordine pubblico».
Il governo. «C'è un impegno dell'Italia che dobbiamo condividere», dice Morcone, «e lo possiamo condividere solo se tutti fanno la propria parte. L’operazione umanitaria che si sta facendo deve essere condivisa dai piccoli e grandi centri. È un percorso che dobbiamo portare avanti tutti insieme. Io spero che i sindaci decidano di concorrere insieme a noi a un disegno complessivo che interessa tutto il Paese me che non ha molte alternative : dobbiamo accoglierli».
I Comuni. La porta è aperta, ma l’impegno deve essere bilaterale. I Comuni sono pronti a soddisfare le richieste del Governo ma devono essere messi in condizioni di farlo: «Ci sono diversi punti oscuri in questa faccenda», spiega Pier Sandro Scano, presidente di Anci Sardegna, «la quota percentuale di 2,9 non può essere una garanzia. Potrebbe andar bene adesso, infondo l’Italia ha accolto 150mila persone negli ultimi anni. Ma se i flussi migratori dovessero aumentare ci ritroveremo a dover fronteggiare numeri improponibili per una regione che ha 377 comuni di cui ben 317 sotto i 5mila abitanti». Dunque, meglio un numero definito su cui ragionare, in modo da poter migliorare l’accoglienza e la convivenza. Ma tra le perplessità dei Comuni non c’è solo la quota di migranti: «Sulle risorse c’è un guazzabuglio. Il governo dice che ci sono ma poi stanzia 45 euro per i migranti in minore età non accompagnati che invece costano circa 75 euro. La differenza la colma la Regione. Anche le risorse che vengono stanziate per l’accoglienza sono anticipate dai Comuni, che però in alcuni casi sono bloccati dal patto di stabilità. Questo genera ritardi nei pagamenti verso chi gestisce i servizi. Serve una modifica normativa immediata».
Le polemiche. Ugo Cappellacci, coordinatore di Forza Italia è tra i più critici: «Lo dice il prefetto: la maggior parte dei migranti che viene in Sardegna non vuole restarci. Ecco perché abbandonano i Centri di accoglienza. Le scelte calate dall'alto sono irricevibili. Avremmo voluto sentire un minimo di obiezione da parte del presidente della Regione, presente all'incontro».
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