Reddito di cittadinanza via libera del Consiglio
La maggioranza vota la legge presentata da Pizzuto (Sel), l’opposizione si astiene Il provvedimento prevede lo stanziamento di 90 milioni nei prossimi tre anni
CAGLIARI. Nanni Moretti, regista e attore, sarebbe perfetto per una dichiarazione a caldo sul reddito di cittadinanza, o inclusione sociale, approvato dal Consiglio regionale. Direbbe pressappoco così: «Ecco qualcosa che è veramente di sinistra». Dopo due anni abbondanti di gestazione, anche la Sardegna – terza fra le regioni – avrà una sua rete di sicurezza per fronteggiare la povertà ed evitare che troppe famiglie siano emarginate. È così mirata sulla Sardegna che la legge ha avuto anche un battesimo in limba. È diventata «Aggiudu torrau», aiuto restituito, perché «non sarà il solito assistenzialismo» ma è previsto un percorso di riabilitazione sociale.
Il protagonista. Va subito riconosciuto: la legge oggi c’è per la caparbietà dimostrata da Luca Pizzuto, consigliere regionale di Sel. È stato lui a preparare la prima bozza, a insistere perché ci fosse la copertura finanziaria per almeno i prossimi tre anni. Poi, in aula, ha retto bene il confronto con i dubbi sollevati dal centrosinistra, la sua maggioranza, e le perplessità del centrodestra. Opposizione che alla fine si asterrà dopo aver riconosciuto comunque «la filosofia di un provvedimento arrivato però per tamponare gli errori finora commessi dal Governo e dalla Giunta nel contrasto alle povertà». L’astensione di Forza Italia, dei Riformatori, di Fdi, del Psd’Az e dell’Udc Pizzuto l’aveva messa di sicuro nel conto, mentre è possibile che si sia rimasto male per quella arrivata dal consigliere regionale Fabrizio Anedda del Partito dei comunisti italiani. Chi, in questa colazione che va dal Pd a Sel, sta più a sinistra di tutti è stato deciso nel dire: «È l’ennesima elemosina di Stato. C’è un solo modo per combattere la disperazione: il lavoro e questo purtroppo non c’è», sono state le parole di Anedda. Pizzuto, nella replica, ha risposto: «Non è certo il Piano straordinario voluto nel 1994 dall’allora assessore Luigi Cogodi, al quale dedico la legge, ma è un buon inizio per ridare speranza a chi oggi è ai margini, oppure a una generazione, come quella dei trentenni, schiacciata dalla crisi».
La legge. Lo stanziamento sarà di 90 milioni da quest’anno e per i prossimi due. I 30 milioni ogni dodici mesi arriveranno da un Fondo dedicato che sarà alimentato da risorse europee, nazionali e regionali. La vera novità e però un’altra, come sottolineato dall’assessore alla Sanità Luigi Arru: «Nella legge è previsto un patto vincolante per chi avrà il reddito d’inclusione sociale». Dovrà impegnarsi in un percorso di emancipazione sociale», oppure lavorare per la comunità, o «garantire l’istruzione ai figli», come proposto da Roberto Deriu (Pd). In altre parole, «usciamo dall’assistenzialismo – ha detto Pizzuto – e puntiamo al recupero reale di chi vive nella morsa della crisi». Stando a alla relazione di Sel, «con questa dotazione finanziaria, il reddito di cittadinanza può essere un’opportunità di uscita dalla povertà per circa 10mila famiglie». È un numero molto piccolo se messo a confronto quelli assoluti: sono 147mila in le famiglie indigenti in Sardegna. Ma al di là delle molte e possibili interpretazioni «è comunque un buon punto di partenza».
Criteri e meccanismi. Nella prima bozza, la legge prevedeva sin dall’inizio un minimo di 500 euro al mese destinato ai beneficiari. Invece, dopo il dibattito e le correzioni in aula, sarà la Giunta, entro 60 giorni dall’entrata in vigore, a stabilire le linee guida e i criteri. Il che vuol dire: non è possibile ancora scrivere a quali famiglie sarà assegnato il reddito sociale, la soglia più probabile dovrebbe essere un reddito inferiore ai 3mila euro lordi all’anno, e neanche a quanto ammonterà il «mensile» e per quanto tempo. Di certo, l’assegno della Regione, anche se a erogarlo saranno i Comuni, andrà ad aggiungersi al recente «sostegno d’inclusione» deciso dal Governo. Ci sono anche altre due certezze: il reddito sociale regionale potrà essere concesso solo a chi risiede da almeno cinque anni in Sardegna e sono previsti anche controlli severi per evitare i sempre possibili abusi. (ua)
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