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Riforma della Costituzione

I comitati del centrodestra: al referendum diciamo no

I comitati del centrodestra: al referendum diciamo no

CAGLIARI. Più che contro Renzi, il comitato del No al referendum, stavolta targato centrodestra, se la prende prima con una riforma votata a colpi di maggioranza. «La revisione della Costituzione che...

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CAGLIARI. Più che contro Renzi, il comitato del No al referendum, stavolta targato centrodestra, se la prende prima con una riforma votata a colpi di maggioranza. «La revisione della Costituzione che voteremo in autunno è confusa e non risolve i problemi. Gli elettori devono bocciarla, noi abbiano le nostre controproposte, dall’elezione diretta del presidente del Consiglio dei ministri al tetto sulla pressione fiscale e le presenteremo subito dopo il voto che affosserà luna falsa riforma», ha detto Paolo Truzzu, consigliere regionale di Fdi e portavoce regionale del comitato No grazie. «Noi sardi – ha aggiunto – abbiamo e avremo un motivo in più per votare contro ed è questo: la riforma, ad esempio, azzererà la nostra autonomia speciale su temi strategici come l’energia e i trasporti. Se vincono i Sì, il Governo deciderà solo in nome di un presunto e poco chiaro interesse nazionale». Sempre secondo Truzzu, il «Consiglio regionale farebbe bene a prendere posizione in difesa dello Statuto ed evitare così l’ennesimo scippo». C’è dell’altro: «La cancellazione del Senato è un bluff. Cambierà il nome ma la struttura resterà in piedi e sarà una beffa per i sardi. Nella Camera delle Regioni, avremo solo tre rappresentati, ora sono nove». Al comitato ha aderito il consigliere regionale Marcello Orrù, eletto nelle liste del Psd’Az, ma che rappresenta però il Movimento cristiano forze popolari. «Non possiamo accettare – ha detto – una revisione che di fatto rafforzerà il Governo ai danni del Parlamento». Fra le adesioni anche quella di Giancarlo Carta, consigliere regionale di Forza Italia: «Qualunque forma di centralismo va rifiutata figuriamoci una che relega i cittadini a spettatori passivi della politica».

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