Patto per la Sardegna, ecco il programma: strade e dighe per due miliardi
Il presidente della regione Francesco Pigliaru spacchetta in tre parti l’accordo con Renzi e dice: «Sono tutti soldi veri». Maninchedda: «Ora spendiamoli bene»
CAGLIARI. Il Patto per la Sardegna vale una legislatura. Francesco Pigliaru, il presidente, l’ha detto subito, senza scivolare nei trionfalismi, perché «finita la grande festa della firma», ora «dobbiamo saper spendere bene i quasi 3 miliardi che ci sono stati riconosciuti dal Governo fra finanziamenti chiamiamoli ordinari e quelli speciali, storici, per mitigare gli effetti dell’insularità».
Le 14 pagine del «nostro Patto» non sono più segrete. Pubblicate da Palazzo Chigi sul sito ufficiale, sono zeppe di tabelle e rimandi a vari finanziamenti. Senza una guida, c’è da perderci la testa solo nel leggere numeri lunghi 7 cifre (i milioni) e le 9 dei miliardi. Però non basta. Ci sono anche da spazzare via, ancora con altre tabelle ma «a breve lo faranno i cantieri», dirà Pigliaru, le polemiche sul fatto che quei soldi siano davvero reali e spendibili subito o nei prossimi quattro anni. Lo giuro, sarà la replica del presidente. Così per far capire che «è tutto reale» e «la Sardegna ha davvero un tesoro fra le mani», Pigliaru ha deciso, con piglio mediatico e da economista consumato, di spacchettare il Patto in tre blocchi. In tre per spiegarlo meglio e sono: infrastrutture, bonifiche e metano. Ognuno è stato e sarà presentato con allegati la dotazione finanziaria, l’ elenco (a prima vista mostruoso) delle opere progettate o da progettare e, quello che più conta, il «cronoprogramma» di spesa e cantieri. Perché «dobbiamo fare in fretta», altrimenti il Governo potrebbe riprendersi «l’inutilizzato». È stato questo il monito di Pigliaru, urbi et orbi, rivolto soprattutto a se stesso e alla Regione: «Dovremo – dice – lavorare tutti al massimo».
Le infrastrutture. Con a fianco l’assessore ai Lavori pubblici, Paolo Maninchedda, ha cominciato dalle cose che si possono toccare con mano: strade, rete idrica, dighe e porti. Le infrastrutture, in una parola sola. Il conto finale del piatto in gioco è di 2 miliardi e 946mila euro. Così suddivisi: 558 milioni sono della Regione, ed èun terzo della prima tranche del «Fondo di coesione e sviluppo». Spettava alla Sardegna, «ma abbiamo ottenuto qualcosa in più del dovuto», dice il governatore. Un altro mezzo miliardo arriverà dalla cabina di regia nazionale delle «Grandi opere». Sono sempre «milioni veri», e fanno parte della seconda rata, anche questa dovuta, del Fondo: «Però – ha detto Pigliaru – siamo riusciti a far diventare strategiche opere che per noi lo sono da sempre». Poi la quota più consistente: 931 milioni a carico dell’Anas, cioè lo Stato. Uno Stato che finalmente, nel biennio 2016-2017 e in quello successivo, si riprenderà carico di «molti interventi invece finora finanziati dalla Regione», ha precisato con orgoglio il governatore. Per dirla con le parole dell’assessore: «Avremo a disposizione tre portafogli che il Governo italiano (aggettivo dovuto per un sovranista) ci ha dato in mano. Noi e l’Anas faremo il resto: progettare, bandire e appaltare nei tempi dovuti».
Le opere. Nel pacchetto c’è molto: il tratto nord della circonvallazione di Olbia (90 milioni), la connessione fra vecchia e nuova statale 554, a Cagliari, (110), altre strade in provincia (82), completamento della Sassari-Olbia ((300), viabilità nell’area industriale cagliaritana (52). Poi nel portafoglio Anas: le manutenzioni per tappare le buche sulla 131 e altrove (398) e la circonvallazione di Tempio (75). E ancora: la Settentrionale sarda (38), parte della nuova Cagliari-Pula (61), la 554 cagliaritana (128,4) e interventi d’ogni tipo a Olbia per 142 milioni. Dalle strade alla rete idrica e al rischio idrogeologico, con un investimento speciale per ridurre le perdite nelle reti di Abbanoa, 68 milioni, più un bonus destinato a mitigare il pericolo alluvioni (90). «Sono e saranno soldi veri», ha giurato Pigliaru e continuerà a farlo.
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