Consorzi Zir nel caos «Da più di due anni lavoriamo gratis»

Ancora non sono stati pagati gli stipendi arretrati Appello alla Regione: «Fateci uscire dall’incubo»

SASSARI. La fine dell’incubo era attesa per Pasqua, ma invece dei soldi sono arrivati solo annunci e promesse. La politica sembrava essersi accorta della difficilissima situazione attraversata dai dipendenti degli 8 consorzi Zir dell’isola. Ma dopo una serie di incontri, una mozione e un ordine del giorno, sulla vertenza è calato il buio fitto. E nella maggior parte dei consorzi si continua a lavorare gratis: lo stipendio nei casi più complessi non arriva da due anni e mezzo. E i dipendenti, stremati, continuano diligentemente a timbrare il cartellino per tenersi stretto il posto di lavoro. Nella speranza che prima o poi arrivi la rivincita.

La storia è iniziata nel 2008, quando per volontà dell’allora maggioranza di centrosinistra guidata da Renato Soru i consorzi Zir furono messi in liquidazione. La Regione aveva deciso di cancellarli e trasferire i di trasferire i 48 dipendenti alle Province, ai Comuni o ei neonati consorzi industriali provinciali. Ma non è accaduto, il progetto è rimasto sulla carta. E i lavoratori hanno continuato a prestare servizio nei consorzi condannati a morte e privati –perché in liquidazione e commissariati – di finanziamenti per sopravvivere. I guai sono iniziati subito: tagli ai servizi, una montagna di debiti e addio agli stipendi per i dipendenti. Il caso limite è quello di Siniscola: qui i lavoratori non vengono pagati da circa 30 mesi. Niente soldi da un anno e mezzo a Tempio né nel Consorzio Valle del Tirso, che conta un unico addetto. All’inizio dell’anno sembrava che la situazione fosse avviata verso la risoluzione. C’è stato un interessamento forte da parte della Regione che si era impegnata a pagare gli stipendi arretrati e a saldare i debiti, che complessivamente superano i 20 milioni di euro. «A fine marzo – spiega Mariolino Azzena, coordinatore regionale dei dipendenti Zir – il consiglio regionale ha approvato un ordine del giorno firmato dall’onorevole Pierfranco Zanchetta per portare a termine le procedure di liquidazione». Subito dopo sono stati nominati i nuovi commissari a Tempio e a Sassari «che hanno presentato i piani di liquidazione alla Regione – prosegue Azzena – ma quelle carte sono ancora ferme in un cassetto e i piani non sono stati approvati dalla giunta regionale con una apposita delibera». Nella quale dovranno essere comprese le risorse per pagare gli stipendi «il prepensionamento di alcuni e il passaggio dei restanti dipendenti all’ente - Comune capoluogo o Unione dei comuni - che subentrerà nelle competenze. A pagare per questa situazione incredibile – conclude Azzena – sono i lavoratori. È tempo che la politica si faccia carico di questa vertenza. Chiediamo di uscire da questo incubo».

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