La Nuova Sardegna

Il flop del pendolino, Trenitalia si tira fuori «Non è colpa nostra»

di Mauro Lissia
Il flop del pendolino, Trenitalia si tira fuori «Non è colpa nostra»

Due giorni fa lo stop dell’Atr 365 nelle campagne di Chilivani Il gestore: la Regione potrebbe valutare nuovi investimenti

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CAGLIARI. Se il pendolo di Foucault non smetteva mai di oscillare, il pendolino della Caf si ferma di continuo e sta per imboccare il binario delle barzellette: dallo stop alla corsa inaugurale del 14 dicembre 2015 a quello di avantieri, in piena campagna tra Mores e Chilivani. Ormai si gareggia nella presa delle distanze: Trenitalia precisa di non avere alcuna responsabilità sull’efficienza delle locomotive e si limita a dichiararsi «molto dispiaciuta» per l’ennesima avaria dell’Atr 365 che da Olbia doveva sfrecciare alla volta di Cagliari e che invece si è fermato per strada, come le caffettiere a vapore dell’Ottocento quando esplodeva la caldaia o arrivava la banda di Jesse James. In altre parole: la Regione sarda ha scelto i prodotti Caf? Buon viaggio.

Distinte le responsabilità, restano gli interrogativi sul perché di questa situazione imbarazzante, che rischia di danneggiare seriamente la stagione turistica in corso. Prima di tutto la causa tecnica dell’ennesimo guasto: per conoscerla bisognerà attendere che dalle officine della ditta spagnola Caf, quella che ha venduto alla Regione i supertreni ad assetto variabile, venga emessa la diagnosi. Probabilmente sarà quella di sempre, il difficile rapporto tra la tecnologia che supporta il macchinista e la linea ferrata, un software talmente autonomo da imporre spesso fermate non richieste. Ma saperlo non darà alcun sollievo a chi, come la Regione, ha puntato su mezzi ad alta tecnologia e proprio a causa della tecnologia non fa che rimediare figuracce: dal flop del viaggio inaugurale al disastro dell’altro ieri, con centinaia di turisti che hanno raggiunto il capoluogo soltanto dopo sei ore di attesa estenuante e una sosta infernale di due, senza neppure il conforto dell’aria condizionata. Per adesso deve bastare la ricostruzione tecnica dell’accaduto, che arriva da un cortesissimo ufficio stampa di Trenitalia. È andata così: passata la stazione di Chilivani la consolle della cabina trainante ha registrato un’avaria al sistema di trazione. Seguendo le istruzioni il macchinista ha attivato la procedura di ripristino, una sorta di reset. Ma dopo circa mezz’ora di tentativi non gli è rimasto che arrendersi al coma informatico del pendolino. A quel punto ha chiesto lumi alla sala operativa, che gli ha ordinato di tornare indietro fino a Chilivani per trasferire i passeggeri su un altro treno, un involontario richiamo allo storico «Chilivani si cambia». Il tempo necessario per disporre il presidio dei passaggi a livello, quindi il pendolino ha compiuto il suo mesto rientro in stazione. Tra una cosa e l’altra il convoglio ha raggiunto Cagliari al tramonto, coi passeggeri inferociti per l’attesa, il caldo e l’assenza di informazioni su quanto stava accadendo. Su questo punto arriva la cortese smentita di Trenitalia: «Le informazioni sono state fornite regolarmente» sostiene l’ufficio stampa. Ma al di là dell’episodio dell’altro ieri, pur gravissimo, l’interrogativo centrale è un altro: per quanto tempo si dovrà andare avanti così, partenza garantita e arrivo chissà? Non sarebbe il caso di mettere a riposo questi costosi treni spagnoli, che presentati come mezzi ad assetto variabile hanno mostrato come sola variabilità l’orario d’arrivo? La risposta di Trenitalia è secca: «Noi siamo solo i gestori delle macchine, efficienza e manutenzione dipendono dal fornitore». Con una precisazione che ha il sapore del suggerimento: «L’eventuale sostituzione dei treni è legata agli investimenti che la Regione deciderà, per esempio su treni nuovi forniti da altre aziende». Quindi nessuna prospettiva di soluzione: «Sono in corso tavoli tecnici con la Regione dove il ruolo di Trenitalia è far presente al fornitore quali problemi in corso di viaggio vengono segnalati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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