La Nuova Sardegna

Pd, Spissu contro Soru: «Ora si faccia da parte»

Alla lettera dell’europarlamentare risponde il leader dell’area Cabras: «Ho sbagliato a sostenerlo come segretario, ha portato più divisione che visione»

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SASSARI. Il regalo per Renato Soru arriva con un po’ di ritardo. Ma l’area Cabras ci tiene a consegnarlo con le proprie mani. In una lettera l’ex segretario celebrava i suoi 59 anni e invitava il partito a un cambio generazionale. Ma nella missiva non mancava di puntare il dito contro una parte del partito. Gli ex alleati della ex maggioranza del Pd, incollati alle poltrone e innamorati del potere. Accuse pesanti in particolare all’ex governatore Antonello Cabras. Poche ore e uno dei leader del partito Giacomo Spissu ha risposto con una lettera pesantissima.

L’ascia di guerra. La pace nel Pd non esiste. Il clima è rovente e Spissu spiega come la sua area in questi mesi abbia evitato incendi mediatici. «Non è così per chi da tempo carica di inutile livore ogni intervento e pretende di dominare ancora la scena menando fendenti a destra e a manca, personalizzando il confronto e travisando i termini della realtà – scrive Spissu –. Un racconto degli ultimi anni di vita del Pd che non sta in piedi e che lo hanno visto protagonista negativo. Il Pd sardo vive oggi una delle fasi più difficili della sua vita. Le dimissioni del segretario a seguito di vicende estranee alla politica hanno aperto una difficile transizione che ha fatto registrare anche risultati elettorali negativi alle amministrative».

Congresso. «Secondo molti di noi deve essere celebrato nel più breve tempo possibile per eleggere un segretario e un nuovo gruppo dirigente legittimato da primarie aperte, c'è chi non trova di meglio da fare che rovesciare nel confronto, con la ricerca puntuale del clamore esterno, tutta la sua frustrazione nel tentativo di riprendere la scena con frasi a effetto per lo più offensive di persone che lo ignorano».

Lo stop. La guerra è totale. Spissu invita Soru in modo aperto a farsi da parte. «Penso che tutto questo sia profondamente sbagliato. Penso che un lungo periodo sabbatico dalla politica farebbe un gran bene alla persona in questione e al partito. Se si potesse guardare con calma al passato si potrebbe fare una lettura diversa da quella proposta con disinvoltura e spacciata per oggettiva evidenza. Emergerebbe la vocazione alla divisione e alla sconfitta, guidate dalla convinzione di essere portatore di una missione di cambiamento, che vuole cambiare tutti tranne che se stessi. Si comprenderebbe meglio la sua prima sconfitta nel tentativo di fare contro ogni evidenza il segretario dei Ds da presidente di Regione. La cocente sconfitta elettorale figlia di eccessi nel governo della Sardegna (poltrone incluse) e della sciagurata decisione, dopo aver interrotto la legislatura, di introdurre la regola di non candidare chi avesse due mandati, nel nostro partito e in quelli alleati (escluse le deroghe per i fidati) decapitando tutto il gruppo dirigente Pd colpevole di non assoggettarsi. Fino alla decisione di imporsi come segretario regionale».

Pessimo. «Sono fra quelli che aveva la convinzione che potesse essere un bravo europarlamentare, ma un pessimo segretario. Ho ceduto con altri alla sua richiesta di essere sostenuto. Ho sbagliato a sostenerlo come segretario e non sono certo di aver avuto ragione per il parlamento europeo. Ho espresso solidarietà e umana comprensione per le sue vicende private che gli auguro di cuore di risolvere presto e bene. Ma il privato per chi ha ruoli di primo piano, è anche politico. Ed è per questo che ero e sono convinto che sia necessario un suo profilo pubblico come dirigente di partito, basso e moderato: per sé e per noi tutti. Più che un dirigente e un leader con "visione" appare sempre più un portatore di divisone. Questa sembra essere "la cifra" della sua storia in questi 13 anni. Nonostante gli estremismi verbali e i tentativi di far saltare tutto per aria con indegne provocazioni, continueremo con pazienza a tessere la trama dell'unità e della condivisione delle scelte fino al congresso, per il quale, diversamente da quanto fatto di recente con la sua candidatura, mi adopererò perché, nei fatti e non strumentalmente, si affermi una nuova generazione di dirigenti». (l.roj)

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