La Nuova Sardegna

«Sindrome Balcani? Niente prove»

«Sindrome Balcani? Niente prove»

Il dossier: «I veterani di Bosnia e Kosovo non si ammalano più degli altri soldati»

3 MINUTI DI LETTURA





CAGLIARI. La sindrome dei Balcani? Non esiste, non c’è un solo dato di valore scientifico che metta in relazione i tumori e le altre malattie sviluppate dai militari schierati in Bosnia e nel Kosovo con l’uso di armamenti e in generale con l’attività bellica. Ad affermarlo è uno studio elaborato da un gruppo di ricercatori dell’Istituto superiore di Sanità in collaborazione con l’Ispettorato generale del Servizio sanitario militare sulla base di dati che non sembrano dare spazio ai dubbi. Lo studio (Capocaccia et al 2015) prende in esame da un parte 71 mila veterani dei Balcani e dall’altra 114 mila militari che non sono mai stati su quei teatri di guerra, servendosi del registro nazionale delle cause di morte curato dall’Istat. I numeri sono questi: tra i reduci dei Balcani si sono registrati 387 decessi, una mortalità inferiore sia a quella attesa in base ai dati della popolazione italiana - rapporto standardizzato di mortalità (Smr) - sia alla mortalità riscontrata fra i militari non coinvolti nella guerra. Molto più basso - sono in tutto 80 - anche il numero dei morti per tumore rispetto ai campioni di riferimento.

Osservano i ricercatori: «Le coorti di soggetti professionalmente attivi hanno una mortalità più bassa di quella relativa alla popolazione generale, che comprende anche soggetti non idonei al lavoro e portatori di diverse patologie, come cardiopatici e nefropatici». Questo fenomeno - è spiegato nella relazione - è conosciuto come «effetto lavoratore sano». Un solo dato fra i tanti illustrati dai ricercatori lascia un margine di sospetto e il gruppo scientifico lo ritiene meritevole di approfondimento: emerge un lieve eccesso di neoplasie linfoemopoietiche (come il morbo di Hodgkin) fra i veterani dei Balcani. Un dato che conferma altre rilevazioni compiute nel corso degli anni, entrate nella miriade di cause civili intentate dalle famiglie dei reduci deceduti per ottenere un risarcimento.

Lo studio del Iss riprende altri studi fra cui quelli pubblicati dalla rivista Cancer Epidemiology (Peragallo et) su 39 mila militari esaminati dal 1995 al 2001 e negli anni seguenti, secondo i quali «l’incidenza dei tumori osservata nei veterani dei Balcani è risultata inferiore a quella attesa in base ai registri tumori italiani». Emerge anche in altre relazioni - che risalgono al 2011 - un eccesso di tumori di Hodgkin e della tiroide, ma nel complesso le conclusioni degli autori sono che «questi risultati non supportano l’ipotesi che aver servito nell’area dei Balcani possa costituire uno specifico rischio cancerogeno».

La situazione cambia se riferita all’uranio impoverito: qui il gruppo di ricerca dell’Iss raccomanda approfondimenti e analisi, perché il rischio potrebbe essere molto più elevato. Si parla di contatti con l’uranio avvenuti in zone di guerra, perchè nei poligoni sardi non risultano utilizzati armamenti ad uranio impoverito. Come nel caso di esposizione all’amianto, che come è ormai accertato provoca un’ampia gamma di tumori tra cui il mesotelioma. Sono stati censiti 621 casi tra gli operatori della Difesa. (m.l)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
L’isola al voto

Elezioni amministrative, eletti i primi sindaci: ecco chi sono – La diretta

Le nostre iniziative