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Monica Cirinnà: «L'Italia è un paese più civile, ne sono felicissima»

Alessandro Pirina
Monica Cirinnà: «L'Italia è un paese più civile, ne sono felicissima»

La parlamentare Pd, madre della legge, al primo "matrimonio" gay dell'isola

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Lei è la madre della legge che ha fatto elevare il livello di civiltà dell'Italia, ma ancora non aveva assistito alle "sue" unioni civili. Per questo Monica Cirinnà ieri ha deciso di rinunciare a una mattinata di mare e di partecipare alle nozze di Giovanni e Stefano. A contattarla è stato il sindaco Nicola Sanna, che, venuto a sapere della presenza della senatrice a Pattada per un incontro del Pd, l'ha invitata a Palazzo Ducale per l'indomani mattina. « Sassari mi ha fatto un bellissimo regalo - racconta la Cirinnà -. Quando il sindaco mi ha chiamata ho detto subito sì. Dopo tanti anni di lavoro su una legge così complicata, divisiva, ostacolata vedere che la tua fatica diventa realtà, poter assistere al bacio degli sposi è davvero il coronamento di un lavoro che io ho fatto con umiltà e che finalmente ha reso il Paese più civile».

La Cirinnà è soddisfatta per come si è svolta la cerimonia. Anche perché il sindaco di Sassari ha celebrato un rito che richiamava il matrimonio in tutto e per tutto. «È la legge che dice che dove ricorrono le parole coniuge, coniugi e matrimonio la norma si intende estesa alle unioni civili - dice ancora la senatrice -. Il sindaco di Sassari è stato democratico perché ha rispettato pienamente la legge. Le coppie discriminate da sempre meritano la stessa dignità e la stessa rappresentanza pubblica che abbiamo noi eterosessuali». Nei mesi scorsi, quando la legge è stata approvata senza la stepchild adoption, i movimenti Lgbt contestarono duramente le unioni civili, ma di fronte alle prime celebrazioni le proteste sembrano in parte rientrate.

La battaglia per le adozioni continua, ma intanto si registra il passo avanti nel campo dei diritti. «Le prime polemiche si sono un po' attenuate - afferma la Cirinnà - perché quando entra in campo la normalità, quando finalmente le coppie si sposano, si tira il riso, le famiglie fanno la festa, un amore nascosto emerge finalmente alla legalità e con il pieno riconoscimento dei diritti si capisce che siamo davanti a un buon provvedimento. Quando una legge si concretizza nella cosa più bella del mondo che è l'amore non c'è altro da aggiungere».

La legge, però, ancora deve scontrarsi con l'ostilità di quei sindaci che di celebrare nozze gay non ne vogliono sapere. Primi cittadini della Lega e del centrodestra che si dichiarano obiettori di coscienza. «Ma l'obiezione non è concessa - sottolinea la senatrice dem -. Quando il sindaco viene eletto giura sulla Costituzione e sulle altre leggi. È il sindaco di tutti. Pertanto, non sarà possibile avere un Comune in cui non ci celebreranno unioni civili. Lo ha detto un magistrato insigne come Franco Frattini. Se un sindaco non vuol celebrare in prima persona può delegare, ma non può vietare la celebrazione nel comune. E non può neanche discriminare sui luoghi come sta facendo il sindaco di Trieste». Roberto Dipiazza, centrodestra, ha negato la sala matrimoni alle unioni civili prevedendole solo in orario d'ufficio in giorni feriali nella stanzetta dei divorzi brevi. Per la Cirinnà un comportamento «fuorilegge».

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