Mangime contaminato nell’isola, partono i controlli della Asl
Dopo la segnalazione della 3A di Arborea sul caso del latte con aflatossina si muove l’Azienda sanitaria. Sono scesi a sette gli allevamenti in cui è stato imposto lo stop. Venerdì 2 settembre 2016 erano oltre cinquanta
ARBOREA. La lista con l’elenco dei mangimifici e dei punti nei quali è stata venduta la farina di mais che si ritiene responsabile della contaminazione del latte riscontrata – e bloccata a tempo di record – alla 3A di Arborea, è stata inviata ieri dalla Asl di Oristano a tutte le Asl dell’isola.
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Questo per avviare la procedura di identificazione degli allevamenti nei quali è finito il mangime, responsabile dello sviluppo della aflatossima M1 nel latte di circa 50 allevamenti che fanno capo alla 3A di Arborea, dove venerdì scorso è stato riscontrato il superamento del livello soglia della tossina. L’informativa è stata comunicata all’assessorato regionale alla Sanità che peraltro è tenuto costantemente informato di quanto sta accadendo, e al ministero della Salute.
I controlli sanitari sono stati già avviati, al di là delle verifiche che molti stabilimenti hanno avviato di loro iniziativa. E in questo senso fa scuola la 3A: proprio grazie alla eccezionale rigidità dei suoi protocolli di sicurezza si è potuta riscontrare l’anomalia e bloccarne subito gli effetti. La 3A, ha individuato i conferitori e con loro ha analizzato i mangimi utilizzati, verificando la provenienza della partita dalla quale si è sviluppata l’aflatossina responsabile del tipo M1. Grazie a questa tempestività il latte contaminato non è nemmeno entrato in azienda.
Ora, c’è da dire che la situazione del latte si sta evolvendo secondo quanto previsto dallo stesso direttore generale della 3A, Francesco Casula. «Oggi (ieri, ndr), gli allevamenti che ancora subiscono lo stop al conferimento sono scesi a sette. Erano cinquanta. Il segno evidente che l’allarme sta rientrando, visto che i tempi di smaltimento della tossina erano calcolati in 3, 4 giorni». La 3A ha di fatto compiuto una sorta di autodenuncia: nel contempo ha rimarcato la serietà che ha normalmente contraddistinto l’operato del fornitore dal quale proviene la partita di farina di mais che si ritiene contaminata. Lo stesso fornitore, il quale peraltro non è stato formalmente identificato, ha rassicurato alcuni dei commercianti che il 27 agosto scorso hanno acquistato il mangime di quella partita, rivolgendosi a un importante laboratorio di analisi a Modena, al quale è stato inviato un campione di mangime, e i cui risultati si conosceranno oggi.
Resta da capire quale sia la falla in un sistema che finora ha funzionato. La farina di mais è il mangime più utilizzato negli allevamenti, e ogni settimana arriva almeno una nave che lo trasporta. Provenienze diverse, tra paesi europei e extraeuropei. All’arrivo in porto, il carico ha le sue certificazioni di conformità. I controlli sono disposti dall’Ufficio veterinario adempimenti comunitari, e sono eseguiti a campione. Anche chi riceve il carico dovrebbe sottoporlo a verifiche, almeno a campione. Se queste verifiche sono state fatte e hanno dato esiti negativi, c’è da chiedersi come la partita abbia poi provocati i problemi evidenziati. È anche corretto sottolineare che l’analisi del campione potrebbe aver restituito valori nella norma, e che quei valori si siano poi trasformati in parametri fuori soglia una volta ingeriti dai bovini.
Ieri, a tre giorni dalla segnalazione da parte della 3A, la Regione è intervenuta con una laconica nota sulla vicenda. Si è appreso che ieri mattina la responsabile del Servizio di prevenzione dell’assessorato alla Sanità, Daniela Mulas, ha fatto il punto sul ritrovamento della afla M1. «La sospensione dell'utilizzo di mangime - ora oggetto di approfondite analisi da parte dei servizi veterinari della Asl di Oristano - ha riportato a valori normali il latte di gran parte degli allevamenti dell'Oristanese sottoposti a controllo e blocco. Questa evoluzione è stata valutata in maniera positiva dai servizi veterinari, che proseguiranno i controlli facendo attente verifiche sui mangimi utilizzati negli allevamenti della Asl di Oristano». L’ufficialità delle verifiche darà connotazioni più chiare a tutta la vicenda.
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