La Nuova Sardegna

Oristano regina del valore aggiunto

di Claudio Zoccheddu

Per InfoCamere in provincia sono state registrate le più alte crescite dei ricavi

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ORISTANO. La mappa del valore aggiunto parte da Oristano.

Nello studio di InfoCamere su un campione di 369 bilanci relativi al 2015 salta all’occhio la riduzione del numero di aziende che hanno chiuso i conti in perdita: dal 36,1 per cento del 2014 al 33,6 per cento del 2015. I bilanci delle aziende che hanno chiuso l’anno in utile, poi, mostra un aumento del 10 per cento. Segnali lusinghieri per le aziende e per l’economia nazionale che, però, impallidiscono davanti a un risultato clamoroso venuto fuori quando è stato deciso di valutare l’andamento del valore aggiunto, e del fatturato delle imprese, riferendosi alla province in cui le imprese hanno la sede. Il risultato era difficilmente pronosticabile: considerando i valori assoluti definiti in milioni di euro (63,7) e le variazioni percentuali tra il 2015 e il 2014(45,2%) la classificata stilata da infoCamere vede in testa la provincia di Oristano. Una notizia sorprendente che ha lasciato di stucco anche gli addetti ai lavori dell’oristanese: «Un risultato sconcertante – ha detto il presidente della sezione oristanese di Confindiustria, Giuseppe Ruggiu – ovviamente in senso positivo ma la verità è che nemmeno noi ci aspettavamo un risultato di questo genere perché siamo sempre stati gli ultimi in tutte le classifiche, dall’occupazione al Pil, – scherza Ruggiu – ma soprattutto perché non abbiamo registrato ricadute sul mercato del lavoro dal punto di vista dell’incremento occupazionale». Una volta archiviato lo stupore, il risultato registrato da InfoCamere è stato l’oggetto di un’indagine interna: «Innanzi tutto si tratta di un dato aggregato, non di un valore assoluto. Comunque secondo noi un risultato di questo genere può essere dovuto all’incremento dell’industria agricola e della grande distribuzione dei generi alimentari. C’è poi il filone legato al commercio dei prodotti di derivazione petrolifera e forse anche quello legato alla produzione di energie rinnovabili. Sicuramente escludiamo il settore edile perché, nonostante sia in ripresa, ancora non ha i numeri per trascinare tutta la provincia – conclude Ruggiu.

Il segreto del successo di Oristano, dunque, sarebbe legato soprattutto all’industria agroalimentare e la rosa responsabili non può escludere la 3A di Arborea e il mangimificio di proprietà della famiglia Cellino che ha la sede al porto industriale. All’elenco, poi, sarebbe da aggiungere la Cao, che si occupa di formaggi. Nella grande distribuzione alimentare gioca il ruolo del leone la famiglia Ibba, che ha portato a Oristano la sede di Crai che ha un giro d’affari stimato tra i 120 3 e 150 milioni di euro. Anche la Ivi Petrolifera potrebbe entrare nel conto delle realtà vincenti nel filone del commercio dei derivati del petrolio. Infine, il capitolo dedicato alla fonti di energia rinnovabile con l’allaccio alla rete elettrica delle pale eoliche sistemate sul monte Grighine.

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