Pericolo di danni dalla tossina? «Nessuna psicosi, rischi minimi»
SASSARI. Parlare di psicosi sarebbe troppo ma la preoccupazione è un dato di fatto. Gli esperti tendono a minimizzare ma la suggestione popolare raramente si basa sul metodo sperimentale prima di...
SASSARI. Parlare di psicosi sarebbe troppo ma la preoccupazione è un dato di fatto. Gli esperti tendono a minimizzare ma la suggestione popolare raramente si basa sul metodo sperimentale prima di diffondersi.
La notizia del latte “contaminato” ha fatto il giro dell’isola in poche ore e le reazioni sono state le più disparate, spesso riportate nei commenti virtuali puubblicati sui social network. C’è chi preferisce aspettare che si faccia chiarezza sulla vicenda prima di consumare un qualsiasi brick di latte ma c’è anche chi non si preoccupa delle conseguenze soffermandosi sulla tempistica perfetta dell’intervento che ha impedito che il latte cancerogeno fosse distribuito.
Tra le file di quelli che hanno archiviato la preoccupazione c’è anche il direttore generale dell’istituto zooprofilattico regionale di Sassari, Alberto Laddomada: «La questione è regolata da norme precise e da controlli altrettanto attenti e mirati, per cui non c’è alcun motivo di preoccupazione. E in più c’è anche la dimostrazione sul campo, perché il latte è stato bloccato per tempo e in fin dei conti non è successo nulla».
Con le aflatossine, però, non bisogna scherzare: «Sono tossine cancerogene, non sono certo da sottovalutare – spiega Laddomada – ecco perché si tende a evitare che possano essere somministrate». L’eventuale esposizione, però, non è fatale: «Questo è un concetto da chiarire con un esempio: è piuttosto improbabile che dopo aver fumato una sigaretta si possa prendere il cancro ai polmoni. Con le aflatossine vige lo stesso principio – aggiunge ancora il direttore generale dell’istituto di zooprofilassi – chi ha la sfortuna di alimentarsi con un prodotto che le contiene non prende automaticamente il cancro, per fortuna. Perché ci possano essere reazioni di questo tipo è necessario un consumo prolungato e costante».
Se l’uomo non dovrebbe rischiare nulla in caso di esposizioni fugaci e fortuite, gli animali potrebbero passarsela peggio: «In questo caso la questione si complica – dice ancora Laddomada – diciamo che si tratta di due apparati digerenti completamente diversi. Le mucche, ad esempio, sono ruminanti. C’è poi la vita media: le mucche sono molto meno longeve dell’uomo e questo potrebbe incidere nello sviluppo di un eventuale tumore, sempre che anche gli animali siano esposti alle aflatossine per periodi prolungati»
Gli animali, quindi, potrebbero rischiare qualcosa in più ma l’attacco all’uomo potrebbe non arrivare solo dal latte. Ci sono i derivati, ad esempio: «Ma anche in questo caso non c’è da preoccuparsi. Non conosco alla perfezione i processi produttivi ma in fondo è solo una questione di dosi e credo che i controlli siano rigorosi - conclude Laddomada prima di rispondere all’ultimo dubbio espresso dai non addetti ai lavori – credo sia molto difficile che la tossina si allarghi alle carni, non è un rischio che vale la pena di calcolare».
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