La Nuova Sardegna

Dopo una vita di fede Elisabetta sarà Beata sabato a Saccargia

di Antonio Meloni
Dopo una vita di fede Elisabetta sarà Beata sabato a Saccargia

La canonizzazione della venerabile di Codrongianos a 160 anni dalla morte. Vedova e inferma lasciò l’isola per dedicarsi agli ultimi

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CODRONGIANOS. Lavora senza sosta la macchina organizzativa messa a punto dall'arcidiocesi turritana per la beatificazione di Elisabetta Sanna. A circa 160 anni dalla morte della venerabile di Codrongianos, il 17 settembre arriva finalmente l'atteso epilogo di una straordinaria storia di fede cominciata nei primi anni dell'Ottocento a due passi dalla Basilica di Saccargia. Le vite delle persone speciali, quelle morte in odore di santità, affascinano anche chi dice di non credere.

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Ripercorrendo la vicenda spirituale di questa figura decisamente singolare, però, si resta colpiti non soltanto dalla fede profonda e genuina, ma anche dal coraggio e della determinazione con cui nella Sardegna dell'Ottocento, una donna, vedova e in precarie condizioni di salute, decide di lasciare gli affetti e una vita agiata, per seguire la vocazione e dedicarsi completamente, lontana da casa, alla preghiera e agli ultimi.

Scorrendo le pagine delle tante storie pubblicate, negli anni, sulla beata di Codrongianos, emergono dettagli inediti di una vita vissuta interamente in quel particolare stato di grazia che i teologi definiscono “abbandono nel Signore”. Ciò che più sorprende è la sua straordinaria resistenza al male se si considera che Elisabetta, pur provata nel fisico, aveva comunque una forza incrollabile. «Anche dopo una notte insonne – scrive Angelo Montonati in una bella biografia – al mattino riprendeva il suo itinerario di preghiera e di carità, offriva le sue sofferenze alla conversione dei peccatori e quando si annunciava un’esecuzione capitale, pregava e faceva pregare perché quei poveretti morissero cristianamente». Siamo a metà Ottocento quando Elisabetta, dopo alterne vicende, arriva a Roma e incontra don Vincenzo Pallotti, fondatore dell'Apostolato cattolico e futuro santo, che diviene presto suo direttore spirituale.

Questo non significa che non pensasse alla famiglia: una volta a Roma fece donazione ai figli di tutto ciò che possedeva realizzando la povertà assoluta. A Roma visse in una umilissima soffitta dove soffriva la fame e il freddo, ma la solitudine e le sofferenze, invece che scoraggiarla, ne accrescevano il fervore nella prosecuzione di un’ideale di vita mistica e ascetica. C'erano giorni in cui Elisabetta partecipava anche a nove messe che non le impedivano di assistere gli ultimi, in particolar modo i malati incurabili dell'ospedale di San Giacomo per i quali aveva una cura particolare.

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Virtù eroiche, grazie alle quali Elisabetta Sanna non solo venne sepolta nella chiesa di San Salvatore in Onda, accanto al suo direttore spirituale, ma a soli quattro mesi dalla morte, fatto insolito, venne aperta la causa di beatificazione. Dopo una prima battuta d'arresto, nel Dopoguerra i vescovi sardi sollecitarono le autorità ecclesiastiche a proseguire il processo. Ma un ruolo importante lo hanno svolto anche i codrongianesi. Nel 1988, in occasione dei duecento anni dalla nascita di Elisabetta, un folto gruppo di pellegrini di Codrongianos, decide di visitarne la tomba. Arrivati nella chiesa del Santissimo Salvatore in Onda, si scatena un violento temporale che costringe il gruppo a rivedere il programma. I compaesani di Elisabetta, decidono così di restare in chiesa riuniti in preghiera per un giorno intero. Una dimostrazione di fede che spinge i pallottini a sollecitare la prosecuzione del processo.

Così, i consultori, storico e teologico, tra il 1997 e il 2012, riconoscono la validità giuridica dei precedenti processi e finalmente esprimono parere favorevole sulle virtù di Elisabetta. Il 27 gennaio 2014, Papa Francesco autorizza il cardinale Angelo Amato, prefetto per la Congregazione delle cause dei santi, a pubblicare il decreto di eroicità delle virtù della serva di Dio Elisabetta Sanna. Il seguito è cronaca di questi giorni.

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