La difesa: «Randazzo va assolto»
Fondi ai gruppi, chiesta una sentenza favorevole anche per Sergio Marracini
CAGLIARI. «È vero che Vittorio Randazzo non è stato in grado di ricostruire a distanza di anni le ragioni delle spese compiute coi fondi del gruppo politico di cui faceva parte nel corso della legislatura Soru, tra il 2004 e il 2008. Ma è altrettanto vero che la Procura non ha fornito al tribunale alcuna prova sulla illegittimità delle spese. Al pm spetta l’onere della prova, non si può ribaltare questo principio». Durissimo, toni categorici, l’avvocato Leonardo Filippi ha esplorato la vicenda processuale sul piano del diritto e del fatto, per arrivare a una conclusione priva di incertezze sull’inconsistenza dell’accusa avanzata dal pm Marco Cocco: «Randazzo dev’essere assolto». L’arringa di Filippi ha riaperto dopo la pausa estiva la discussione che prelude alla sentenza più attesa degli ultimi anni, una decisione che riguarda quattordici consiglieri ed ex consiglieri regionali fra cui alcune figure politiche per certi versi storiche nell’isola. Tra queste, la posizione di Randazzo è una fra le meno compromesse: 30350 euro spesi e nessun documento che lli giustifichi, ma neppure la prova di un acquisto che confermi l’uso privato dei soldi pubblici. Il difensore ha battuto proprio su questo tasto, mettendo l’accento sulla complessità delle norma che regola l’uso dei fondi destinati all’attività istituzionale dei gruppi regionali: «Dal 1948 nessuno ha mai detto nulla sulla legittimità di quelle spese - ha insistito Filippi - i bilanci dei gruppi, compreso quello che riguarda Randazzo, sono stati approvati dal Consiglio regionale e la Corte dei Conti non ha mosso alcun rilievo». Insomma, andava così da sempre e Randazzo - ha sostenuto il difensore - era convinto di poter usare quel denaro per la sua attività politica, rendendo conto puntualmente delle cifre impiegate: «Ricevute e fatture gli sono state restituite e Randazzo non le ha conservate, ma questo non dimostra che quelle spese fossero illegittime». Il suo è stato un comportamento comune - secondo Filippi - a centinaia di consiglieri di altre regioni, indagati e assolti in diversi processi conclusi nel resto d’Italia. Filippi ha citato e riferito sentenze dove i giudici hanno sancito la connessione tra partito e gruppo, riconoscendo come legittime anche spese effettuate per ragioni elettorali: «Sono fatti analoghi - ha detto Filippi al tribunale presieduto da Mauro Grandesso - e sono stati assolti anche consiglieri regionali che hanno speso i fondi del gruppo per capi d’abbigliamento. Diversi i casi - ha chiarito Filippi - come quello di “Er Batman” Fiorito, dove i soldi sono usciti per vacanze alle Maldive e l’acquisto di Suv. L’assoluzione è stata chiesta dall’avvocato Massimiliano Ravenna anche per l’ex consigliere Sergio Marracini. Il legale ha ricordato al tribunale la testimonianza in aula della grande accusatrice Ornella Piredda: Marracini - ha spiegato l’ex funzionaria dei gruppi politici regionali - le aveva chiesto di spiegargli come dovesse giustificare le spese, affidandole giustificativi e ricevute. «Il che porta e escludere il dolo - ha sostenuto Ravenna - e dimostra come Marracini volesse mettere le sue spese per le attività istituzionali alla luce del sole». Manca in ogni caso nel dibattimento la prova di spese illecite e peraltro - a giudizio del difensore - Marracini ha presentato le ricevute delle spese all’ufficio della Piredda prima di ottenere il rimborso. Quindi l’eventuale reato sarebbe quello di truffa e non il peculato che la Procura contesta.
La discussione andrà avanti il 17 ottobre con gli interventi di altri difensori. (m.l)
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