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L’Ogliastra vuole vederci chiaro

C’è delusione a Perdasdefogu, ma ancora troppi punti oscuri nella vicenda


16 settembre 2016 di Giacomo Mameli


PERDASDEFOGU. C'è chi indaga e le carte, prima o poi, le tirerà fuori. E ne vedremo delle belle. Ma c'è anche chi non crede al "furto del secolo", il ribonucleico furto del Dna, lo scippo del segreto dei longevi sardi ogliastrini. Quale 007 è entrato nei laboratori di "Su cuccuru 'e sa furca"? C'è entrato in gambali da pastore o in camice e guanti bianchi? Sardo o inglese? Come si conviene ai misteri della scienza anche questo rebus è grande. Che ci sia un intrigo internazionale contro Sardus Pater? Mettiamo i lucchetti all'edificio?

La ricerca scientifica a Perdasdefogu è di vecchia data. Nel 1911, Salvatore Spano, figlio di contadini, si era laureato in Medicina a Genova con una tesi sui veleni usati in Asia, in Africa e in America Latina. "Il primo dottore di Foghesu" si era specializzato nel dosare la stricnina per combattere l'anoressia. Poi, dopo l'avvio della Rinascita, nel paese che si svuotava per l'emigrazione di donne e uomini, sono venuti a studiare il cielo. Non erano foghesini ma scienziati di tutt'Europa per capire ionosfera e stratosfera. Tra il 1956 e il 1960 sono approdati 28 presidi di facoltà di Fisica e di Astronomia delle università di Oslo e Utrecht, di Stoccarda e Parigi, di Berlino e Amsterdam. L'Italia schierava il generale-astronomo Luigi Broglio che insegnava a La Sapienza di Roma, considerato il Von Braun tricolore. In quegli anni Foghesu usciva dalla sua economia agropastorale, credeva che le stelle avrebbero cambiato le cose. L'Europa, da Foghesu, tentava l'avventura spaziale come gli Stati Uniti e la Russia. L'Europa dello spazio - European Spatial Research Organisation - era nata tra Perda Liana e Monte Cardiga. Ma Rinascita non fu. Le stelle il miracolo non l'avevano fatto.

Passarono anni. Anzi decenni. L'ex rettore di Cagliari Pasquale Mistretta voleva vedere centri scientifici anche nei piccoli villaggi, portare nuovi linguaggi anche nelle zone interne. A Perdasdefogu era arrivato, da Chicago, Derrick de Kerckhove teorico dell'intelligenza connettiva e delle psicotecnologie. I foghesini non credevano ai propri occhi: un faro della cultura contemporanea parlava di tecnologie del linguaggio "nel salone del prete".

Poi - e siamo nel Duemila - fu la volta del Parco Genos. Un "ambulatorio", anzi "un centro di analisi mediche" dove andavi a far prelievi e semmai ti diagnosticavano una malattia e facevi prevenzione. Tutto il paese in fila a "dare il sangue" non solo per scoprire il gene della longevità ma per poter vivere meglio, con una vita sana, una dieta equilibrata.

E ora? C'è un imbroglio, un pasticciaccio legato alla ricerca scientifica di cui poco si capisce. Chi ha potuto "rubare" i campioni di sangue, i vetrini? Come sono entrati - in un edificio a 50 metri dall'ingresso del Poligono militare sorvegliato a vista, giorno e notte, da soldati in armi - per portar via migliaia di provette custodite in gigantesche celle frigo? A Foghesu si chiedono tutti se le hanno rubate davvero 14 mila provette, "cartelle cliniche" che possono svelare i segreti della longevità e della buona vita. O se invece - cadute le stelle - non ci sia una manovra per far naufragare anche l'iniziativa di un centro-ricerche che dava luce e lustro a un paesino dell'interno che si sta spegnendo giorno dopo giorno.

Per finire: la Regione non ha un pachiderma che si chiama Sardegna-Ricerche? Mistero internazionale in silenzio nuragico. Per anni sul quel tesoro la Regione ha fatto cadere il silenzio più assordante. E oggi? Parco Genos - con inglesi o con sardi - a Pula? Alla Cittadella Universitaria di Monserrato? A Sassari? Mistero grande, come è rimasto grande - in tutto il mondo - il mistero del Dna.

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