Ciampi e la Sardegna, la prima volta nel 1944 a Thiesi
L’appello per l’industria sarda: «Va difesa, l’Italia ha bisogno di voi»
SASSARI. Era arrivato ad Alghero, baia di Porto Conte, la settimana dopo le "Considerazioni finali" che i governatori di BankItalia tengono a Palazzo Koch a fine maggio. Carlo Azeglio Ciampi aveva potuto dire: »Per la prima volta dopo 13 anni l'inflazione in Italia è scesa sotto il 10 per cento». Quel pomeriggio di giugno 1985, la campagna e il mare sardo hanno i colori che Dio le ha dato loro in dote. Il piazzale di El Faro è deserto. Ciampi, con la signora Franca, scendono da una Lancia tirata a lucido, segue una 1100 con due agenti del servizio d'ordine, con altri due collaboratori si avviano verso l'hotel. Un cronista giunto da Cagliari mente dicendo di essere lì per caso, saluta il Governatore. Dopo un «posso farle qualche domanda?» la risposta è: «ma sono venuto a stare due giorni in serenità». Si ferma e dice: «Vado in camera, vorrei fare una passeggiata in bicicletta, mi può aspettare mezz'ora?».
Ciampi esce su un'Atala grigia, lo seguono i due angeli custodi, la signora Franca ha un libro fra le mani e va negli sdraio blu che guardano verso Capo Caccia. Il Governatore, in calzoncini corti beige, pedala verso Maristella e Punta Giglio. Rientra, «salgo in stanza e scendo tra pochi minuti». Perché Alghero? «È una delle città più turistiche d'Italia». Sorride e parla a lungo: «Tranne qualche intruso primaverile c'è serenità e privacy. Torno sempre volentieri in Sardegna. Nel 1944 ho passato diverso tempo a Thiesi, ero sottotenente del nono raggruppamento dell'esercito di liberazione nazionale. Con un barroccio andavo al campo verso Giave dove mio fratello era tenente medico. Thiesi mi fa ricordare una luna mai vista così bianca e soprattutto il generale Giuseppe Musino, un grande eroe della prima guerra mondiale. La Sardegna è i nuraghi e la Brigata Sassari, il ricordo di chi ha conquistato col sangue la vittoria del 1918, il completamento del Risorgimento. La Sardegna è i Quattro Mori, li abbiamo anche a Livorno in piazza Micheli. Mi sento a casa mia».
In Sardegna sarebbe venuto più volte da presidente della Repubblica. Memorabile la visita del febbraio 2004 alla 3A. Erano i giorni dello scandalo Parmalat: «La vostra è un'economia sana, continuate così».Quando parlava della Resistenza - con Boves e San Dalmazzo, Polidoro e Napoli - citava sempre la Sardegna. Ricordava l'affondamento della corazzata Roma. Lo faceva ogniqualvolta trascorreva le vacanze alla Maddalena. A novembre del 2000 aveva incontrato gli operai dell'Enichem che batteva in ritirata: «Difendetela sempre l'industria. L'Italia ha bisogno dell'industria e di voi». A Oristano aveva esaltato la Carta De Logu. Il 2 giugno 1999, al Quirinale, aveva consegnato l'onorificenza di Cavaliere all'industriale Serafino Pinna. «So che lei è di Thiesi, che bel paese in giorni di libertà».
Ma quella sera del 1985, ad Alghero, forte era il desiderio, davanti a tanto Testimone, di porre domande di economia: «Ho già detto tutto nelle considerazioni finali». Ha parlato della disoccupazione al Sud, sulla Sardegna che cosa avrebbe detto?: «Che bisogna dar valore economico a questo mare e a questa natura, che bisogna usare la mente e le braccia, è necessaria anche un'industria sana. Ma questa domanda non era nei patti». Salutando aveva chiesto: «Come ha saputo che dovevo venire ad Alghero?».La risposta fu sincera: «Da un amico, ma non le farò mai il suo nome». Disse grazie. Aggiungendo con un sorriso: arrivederci.
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