Desini: il Cd ha tradito la causa sovranista
Il perché politico del passaggio al Partito dei sardi. Dura replica di Capelli: «Concussi e concussori»
CAGLIARI. La conferenza stampa è stato l’ultimo atto di quanto si sapeva da giorni: il passaggio del consigliere regionale Roberto Desini dal Centro democratico al Partito dei sardi. A breve giro di posta è arrivata la replica di chi è stato abbandonato: «Nella scena della politica sarda ci sono spregiudicati abigeatari»,, sono state le parole di fuoco di Roberto Capelli, leader del Cd in Sardegna.
Desini. Perché il cambio di casacca? Chi è stato eletto in Consiglio con quasi 1.600 voti e alle spalle trascorsi anche con Sdi e Idv ha risposto così? «È stata una scelta politica ponderata e non c’è nulla di personale con il mio ex partito». Per poi spiegare: «Con una mozione votata dal congresso – ha aggiunto Roberto Desini – il Cd aveva deciso di avviare un percorso per puntare nel tempo alla nascita del Partito della Nazione sarda, che prevedeva un confronto aperto con le forze sovraniste e indipendentiste. Ma nonostante le mie continue sollecitazioni quel percorso s’è interrotto presto e anzi alle ultime elezioni amministrative non c’è stata neanche l’auspicata convergenza nelle liste tra Cd e Partito dei sardi. Per questi motivi mi sono dimesso». Forse però c’è dell’altro: i rapporti fra Desini e Roberto Capelli erano da tempo ai minimi storici e soprattutto erano diventati pessimi – sempre politicamente – quelli fra lo stesso Desini e Anna Maria Busia, l’altro consigliere regionale del Cd. Dopo settimane di guerra fredda, il divorzio è stato inevitabile. Nonostante il cambio di partito, Desini continuerà a essere il capogruppo di Sdl. Gruppo formato prima da Pds e Cd e ora solo da quattro consiglieri del Partito dei sardi: Desini appunto, Augusto Cherchi, Gianfranco Congiu e Piermario Manca.
Cd furioso. Prima è stata Anna Maria Busia, che ha annunciato il passaggio al Gruppo misto, e poi Roberto Capelli hanno replicato a Desini. La prima ha scritto: «Non ci sono più le condizioni per andare avanti con il Pds, mentre col pieno sostegno del Cd nazionale e regionale andrò avanti in coerenza col mandato elettorale sempre secondo coscienza e lealtà nei confronti della coalizione». Capelli è stato molto più duro: «Nel comunicato di Anna Maria Busia sono contenute tutte le risposte possibili agli abigeatari, concussi e concussori che stanno caratterizzando la politica sarda». È un attacco forte e che potrebbe avere ripercussioni venerdì nel prossimo vertice di maggioranza.
Pds. Con quattro consiglieri, il Partito dei sardi diventa la terza forza della coalizione e «cresce in qualità e quantità. Più forti siamo noi: più forte è la Sardegna. Cresciamo non solo in Consiglio ma anche nella società e questi segnali di cambiamento li metteremo sul tavolo della coalizione», ha detto il segretario Franciscu Sedda, nel ricordare che «sta per partire la verifica politica nel centrosinistra. Però ha aggiunto: «Oggi abbiamo un assessorato, domani chissà, ma saremmo pronti a rinunciare a tutto se Pigliaru dovesse proclamare l’indipendenza della Repubblica sarda».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
