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Sassari, l’allarme del rettore: Paese in crisi, i laureati scappano

di Gabriella Grimaldi
Sassari, l’allarme del rettore: Paese in crisi, i laureati scappano

Nell’aula magna dell’ateneo Massimo Carpinelli ha inaugurato il 455° anno accademico Annunciati due nuovi corsi: «L’unica risposta a questa situazione è la revisione dell’offerta»

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SASSARI. Nel suo 455° anno di vita l’università di Sassari si presenta con i conti a posto, con due nuovi corsi di laurea e con l’ambizione ad essere sempre più attrattiva per gli studenti non solo sardi. Questo in sostanza il senso del discorso che il rettore Massimo Carpinelli ha pronunciato ieri mattina in aula magna in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico, programmata quest’anno in largo anticipo rispetto al solito «per essere coerenti con l’inizio dell’attività didattica e ribadire che lo studente è al centro di tutte le nostre azioni». Una cerimonia, quella che ha visto la presenza di tutti i direttori di Dipartimento e di una nutrita rappresentanza di accademici e studenti, segnata dalla presenza di Tito Boeri, presidente dell’Inps che ha parlato di lavoro nel futuro e del ruolo strategico delle università nel riavvio dell’economia in Italia.

«Oggi, ancor prima di varcare la soglia di un’aula - ha rilevato con amarezza il rettore -, un giovane è frenato dal dubbio che non ne valga la pena e che studiare si riveli una perdita di tempo, a fronte di un mercato del lavoro magro quanto incerto. E per i molti che rinunciano in partenza ce ne sono altrettanti che abbandonano. Infine, dei pochi che completano il percorso, molti, troppi, scelgono di lasciare il Paese.

In altre parole: non solo produciamo pochissimi laureati rispetto agli altri Paesi avanzati (Francia e Germania hanno un tasso più che doppio di crescita di laureati, la Polonia sta per superarci) ma, di tutti i ragazzi che completano gli studi e conseguono una laurea, circa 100mila l’anno se ne vanno dall’Italia, in cerca di prospettive migliori o, semplicemente, di una qualsiasi prospettiva».

Ma il rettore ha anche aggiunto che gli studi dimostrano come l’unico modello di industria ancora competitiva sul mercato globale sia quella che investe in sviluppo e ricerca. «Una risposta possibile a questa situazione noi stiamo cercando di trovarla, come ateneo, nella revisione dell’offerta formativa: che non significa appiattire la ricerca o peggio asservirla a esigenze di mercato ma ampliare gli orizzonti dei ragazzi durante e dopo gli studi». In coerenza con questo pensiero quest’anno sono stati inaugurati due nuovi corsi di laurea: Scienze psicologiche dei processi cognitivi e Sicurezza e cooperazione internazionale. Entrambi supportati da moltissime adesioni.

Ancora una volta l’accento è caduto sul riequilibrio dei conti «che ha proiettato l’ateneo turritano in vetta alle classifiche delle università virtuose. Un’ulteriore carta da giocare nelle sfide future».

Nel corso della mattinata sono intervenuti i rappresentanti del personale tecnico amministrativo in senato accademico e degli studenti nel consiglio di amministrazione. La prima, Liliana Manca, ha dato voce ai colleghi che svolgono la propria carriera nei vari ambiti dell’università e ha parlato di volontà di partecipare alla crescita di questa importante istituzione ma anche degli aspetti critici come il precariato che ancora angustia molti dipendenti che da anni svolgono con diligenza il loro lavoro nella speranza di essere stabilizzati.

La cerimonia è proseguita con l’intervento dell’associazione goliardica turritana che ha divertito i presenti con l’allocuzione ironica nei confronti del rettore e degli accademici. Ha partecipato anche il coro polifonico turritano diretto dal maestro Laura Lambroni.

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