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«Ci tolgono i fondi e lasciano le funzioni»

«Ci tolgono i fondi e lasciano le funzioni»

Allarme tra gli addetti ai lavori: «Facciamo i miracoli ma così non si può più andare avanti»

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SASSARI. Un miracolo del taglia e cuci, con le risorse centellinate e il personale ridotto all’osso. Da qualche anno le Province fanno i salti mortali per assolvere ai loro compiti, rimasti uguali nonostante il prosciugamento dei fondi a disposizione. Ma con lo Stato diventato sempre più esigente è impossibile andare avanti a lungo: in tre anni il contributo degli enti intermedi isolani al Fondo nazionale è triplicato, passando dai 34,2 milioni del 2015 ai 102,5 del 2017. Ma proprio per quanto riguarda l’anno prossimo, la storia è tutta da scrivere. «Dipenderà dall’esito del referendum costituzionale – dice Guido Sechi, commissario della provincia di Sassari – solo dopo il voto sapremo se gli enti sono destinati a scomparire definitivamente. Per ora sono stati quasi del tutto prosciugati». La provincia di Sassari, all’interno della quale è rientrata l’ex provincia regionale di Olbia-Tempio, nel 2016 pagherà un prezzo altissimo come contributo allo Stato: più di 19milioni e mezzo di euro, tra la quota del Sassarese e quella della Gallura. «E per il 2017 sappiamo già – aggiunge il commissario Sechi – che i milioni diventerebbero 26». Sinora l’ente è stato virtuoso: unico nell’isola ad approvare entro luglio il bilancio, ha pagato i conti e assolto i suoi compiti. «Ci siamo riusciti tagliando le spese di gestione e riducendo gli organici con numerosi prepensionamenti, ma è chiaro che la corda si può tirare sino a un certo punto: poi si spezza», spiega Guido Sechi. Quel giorno è molto vicino secondo Antonio Massidda, dirigente del settore Finanze della provincia di Oristano. «Stanno azzerando tutto, lo Stato ora si porta via anche i tributi diretti, che insieme al Fondo unico regionale rappresentano l’unico introito per le Province. Da qualche anno – continua il dirigente – è un prelievo continuo, impossibile da sostenere. Perché non c’è alcuna proporzione tra le entrate e le uscite. La quota da prelevare è stata infatti stabilita sulla base delle spese sostenute prima del 2013, cioè prima che lo Stato chiudesse i rubinetti e azzerasse i trasferimenti alle Province: in tre anni sono venuti a mancare alla Sardegna più di 130 milioni di euro, che si sommano agli oltre 200 che lo Stato incasserà sino al 2017. Le province hanno perso i soldi ma mantenuto le funzioni. Nonostante siano date per spacciati da tempo – conclude Antonio Massidda – l’attività non si è mai fermata. A Oristano abbiamo ridotto le spese del 50% ma continuato a operare. Anche perché sulla partita del trasferimento delle funzioni l’isola è ancora molto indietro». (si. sa.)

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