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Di Battista, M5s: «Troppi rischi stop al Senato di soli nominati»

di Stefano Ambu
Di Battista, M5s: «Troppi rischi stop al Senato di soli nominati»

CAGLIARI. Entrata spettacolare in piazza San Cosimo con scooter, beep beep del clacson e giubbotto con cerniera. Con il casco e con quella giacca potrebbe essere chiunque, anche il suo nemico Renzie....

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CAGLIARI. Entrata spettacolare in piazza San Cosimo con scooter, beep beep del clacson e giubbotto con cerniera. Con il casco e con quella giacca potrebbe essere chiunque, anche il suo nemico Renzie. E invece sorpresa (ma mica tanto) è Alessandro Di Battista, deputato del M5s: a Cagliari e in Sardegna su due ruote proprio per dire no a Renzi. Naturalmente il presidente del Consiglio, una volta che il casco è sfilato è che non c'è più nessun dubbio, è il principale bersaglio. In particolare per referendum, il motivo della missione in moto. E per le Olimpiadi. «Si sono proprio arrabbiati», ha detto dal palco riferito al no della Raggi che è stato indirettamente anche un no ai 5 cerchi in Sardegna. «Del no alle Olimpiadi – ha detto il deputato – si preoccupano solo le istituzioni. Ma se i cittadini sapessero quante perdite provocano i Giochi, sarebbero i primi a dire no. E noi non vogliamo l'indebitamento dei cittadini, bene ha fatto il sindaco di Torino a intervenire con un'ordinanza sulle slot machine». Un invito alla Sardegna: «È il momento di tirare su la testa, il Movimento è un mezzo per consentire al popolo sovrano di essere sovrano e di non essere più suddito».

Il referendum? Il teorema di Di Battista è presto enunciato: «Dicono che vogliono cambiare il Senato per ridurre i costi. No, vogliono un senato di nominati. Naturalmente solo da loro. Vogliono solo ridurre la sovranità popolare». E poi rincara la dose. «La nuova costituzione sembra più un regolamento di condominio vogliono farci credere che è tutta colpa del bicameralismo perfetto, invece è tutta colpa delle loro leggi oscene». E non è vero che 5 stelle significa no a tutto, precisa. «Diciamo no? Sono loro che dicono no. Ad esempio continuano a dire no al reddito di cittadinanza: gli conviene». Le ultime notizie da Roma con la nomina dei due assessori mancanti gli strappa un sorriso come dire: ovvio. «Sono situazioni normalissime». E ancora. «Le decisioni di Virginia sono già gradite ai romani, governare la capitale è più difficile che fare il presidente del Consiglio. È dura perché ci hanno lasciato una città devastata». Già, Renzi. Di Battista lo liquida così: «È terrorizzato dal Movimento». Prima del deputato avevano parlato gli altri portavoce sardi Emanuela Corda, Nicola Bianchi, Manuela Serra, Andrea Vallascas, Mario Puddu, Antonietta Martinez e Pino Calledda. Il tour proseguirà oggi a Oristano (10.30, piazza Roma) e ad Alghero, (20 in piazza Piras). Domani sarà invece a Olbia alle 18. Il tour sardo di Di Battista conclude il viaggio su due ruote che ha toccato l'Italia in lungo e in largo, per quasi 4mila chilometri, per spiegare le ragioni del no al referendum sulla riforma costituzionale.

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