La Nuova Sardegna

Asl unica, arriva Moirano Cinque anni di contratto

Oggi la presentazione del supermanager chiamato a risanare i conti in rosso Da gennaio sarà lui ad amministrare oltre tre miliardi del bilancio della Regione

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CAGLIARI. Il fuoriclasse è in arrivo ma presto potrebbe trasformarsi in un ciclone. Oggi il primo direttore generale della nascente Asl unica di Sardegna, Fulvio Moirano, 64 anni, ligure, sarà presentato da chi l’ha voluto con decisione in nome di un innegabile curriculum da primo della classe dalle Alpi fino a Lampedusa.

L’ingaggio. La coppia Francesco Pigliaru, presidente della Regione, e Luigi Arru, assessore alla Sanità, hanno resistito in questi mesi a buona parte dei partiti, delle correnti del centrosinistra e a quanti avrebbero voluto un sardo alla guida di Unica. «Abbiamo scelto il meglio del meglio», ha detto due settimane fa, a caldo, il governatore nell’annunciare Moirano. Pare di contro che invece la sanità nostrana sia in subbuglio per lo sbarco del forestiero.

Il precedente. Quello provato in queste ore potrebbe essere lo stesso sentimento, oggi come allora contrastato, vissuto dalla sanità ai tempi della giunta Soru. Va ricordato quel momento: dal 2004 al 2008 ad amministrare posti letto, medicinali e quant’altro il centrosinistra chiamò e ingaggiò Nerina Dirindin, piemontese, ora senatrice del Pd, e ad amministrare le Asl di Cagliari e Sassari, le più popolose e ricche, altri due continentali: Gino Gumirato, padovano, e Bruno Zanaroli, modenese. In quella lunga stagione, politica e sanità si spaccarono quasi a metà fra favorevoli e contrari alle nomine pescate sulla terra ferma.

Innesti pericolosi. Il complicato e spesso autoreferenziale mondo sanitario isolano è da sempre diffidente sugli innesti forestieri. È l’atteggiamento naturale ma non certo condivisibile di chi non vorrebbe, nel bene e nel male, interferenze sull’esistente, sul sistema di potere che dalla notte dei tempi è dentro e fuori il sistema sardo pubblico e privato. Si sa: il nuovo spaventa comunque anche se è di alta qualità. Chi è meno netto nei giudizi ha un’altra versione più tecnica: il forestiero ha bisogno di tempo per capire la Sardegna, mentre alla sanità, in profondo rosso da anni, serve un’immediata terapia d’urto per risollevarsi. La verità sta nel mezzo e potrebbe essere questa: il compito affidato a Moirano fino al 2021, cioè cinque anni di contratto a scavalco sull’attuale legislatura, è di quelli titanici ma non certo impossibili. Il pareggio nei conti e l’alta qualità del servizio potranno essere raggiunti solo se ci sarà un grande gioco di squadra e se, questo è il consiglio al neo direttore generale di Unica, le scelte anche quelle più difficili saranno condivise e non imposte dall’alto. C’è un consiglio rivolto anche a chi avrebbe preferito un sardo al vertice: fare le barricate è inutile, la resistenza passiva non serve e tanto meno mettersi di traverso per dispetto. L’unica stella polare dovrebbe essere questa: lavorare per il bene comune, poi saranno i fatti a dire se Moirano è il fuoriclasse che tutti dicono oppure diventerà, anno dopo anno, un insopportabile ciclone.

Stato e status. Fino al 31 dicembre Fulvio Moirano sarà solo il manager dell’Asl 1, è quella di Sassari, che dall’inizio dell’anno prossimo incorporerà le altre sette. Per tre mesi il suo stipendio sarà di 180mila lordi all’anno più premi (intorno al 20 per cento) poi da gennaio salirà fino a 200mila più altri 40 in caso di obiettivi raggiunti. Dovrà gestire un bilancio di 3 miliardi e 200 milioni, il costo della sanità, il 60 per cento del bilancio regionale. Dovrà riportare in linea di galleggiamento le ex Asl, che quest’anno hanno accumulato 400 milioni di rosso e quasi altrettanto hanno ricevuto in eredità. Dovrà dare sostanza al piano di rientro voluto dalla Giunta all’inizio dell’anno e dovrà tirare le fila di una riorganizzazione degli ospedali che, seppure in embrione, ha scatenato subito molte polemiche nei Comuni. Dovrà nominare anche la sua squadra, direttore sanitario e direttore amministrativo di Unica, e otto manager a capo di altrettante Aree sanitarie omogenee. Quello delle nomine sarà il primo banco di prova per capire quanto è netta la sua autonomia dalla politica. Pare sia tanta se, come dicono le cronache piemontesi, da quando ha lasciato Torino sono stati in molti a festeggiare. (ua)

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