Profughi, è emergenza: i migranti dormono nel terminal crociere
Accoglienza in tilt e quote superate: almeno 150 profughi non hanno ancora una destinazione
SASSARI. Il preavviso era troppo breve. Organizzare l’accoglienza per 1.258 persone in meno di 12 ore era un’impresa disperata e l’ultimo sbarco è stato anche il più numeroso mai registrato.
E se la prima notte 900 migranti sono rimasti a bordo della nave spagnola Rio Segura nel molo Ichnusa a Cagliari, circa trecento migranti hanno dormito sulle brandine montate nel nuovo terminale delle crociere. Una situazione di emergenza denunciata dal presidente della Regione, Francesco Pigliaru, in una lettera inviata al ministro dell’Interno in cui ha chiesto il rispetto il rispetto della quota del 2,96 per cento nella ripartizione nelle regioni.
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Lo sbarco. Le operazioni si sono concluse solo nella tarda serata di ieri 7 ottobre 2016 senza che si registrassero problemi particolari, a parte qualche ricovero per lievi malanni. Identificare i migranti è stato il lavoro che ha portato via la maggior parte del tempo e che ha rallentato la distribuzione dei profughi nei centri di accoglienza. Non sono stati comunicati i numeri relativi ai minori non accompagnati e non è filtrata alcuna notizia sull’eventuale presenza di scafisti tra i 1258 pellegrini del mare recuperati nel canale di Sicilia.
L’accoglienza. Le comunicazioni ufficiali hanno chiarito la divisione dei migranti tra le quattro province storiche senza entrare nello specifico delle destinazioni che, fino a ieri sera, erano ancora imprecise nonostante i primi migranti fossero già arrivati nelle strutture ricettive nella notte tra giovedì e venerdì. I 1258 migranti sono stati divisi in quattro gruppi, uno per provincia, seguendo le proporzioni prestabilite. A Cagliari sono stati assegnati 575 migranti mentre a Sassari ne sono stati affidati 380. Nuoro, invece, accoglierà 163 profughi mentre Oristano darà alloggio a 140 persone.
Le strutture. L’idea iniziale era quella di utilizzare le destinazioni classiche a cui si sono aggiunte le poche new entry che hanno risposto all’appello del prefetto di Cagliari, Giuliana Perrotta. I migranti saranno sistemati nelle strutture che avevano ancora posti a disposizione o che, in un modo o nell’altro, hanno trovato lo spazio per allargare l’ospitalità. Anche perché,la quota di migranti destinati alla Sardegna ha già superato il limite massimo e ancora non si è trovato il posto per almeno 150 persone anche se, nemmeno in questo caso, sono arrivate conferme dalle prefetture. Aggiungere 1258 persone a un sistema già sull’orlo del collasso non era certo un esercizio di routine.
Le polemiche. Gli spazi, dunque, sono terminati . Ecco perché si è rifatta largo l’ipotesi di trasformare l'ex scuola di Polizia penitenziaria di Monastir, alle porte di Cagliari, in un centro di accoglienza per migranti. E ieri è arrivata la reazione dei cittadini e del sindaco, Luisa Murru, che hanno organizzato per oggi un sit-in davanti all'istituto, dalle 9 alle 12: «Il Comune non viene tenuto assolutamente in considerazione, nessuno ci ha informato di nulla – dice il sindaco – non sappiamo se arriveranno i migranti, né quanti saranno. Il razzismo qui non c’entra affatto. Il problema è che non sono stati avviati i percorsi di inclusione e di integrazione». E non solo: «Ci sono problemi strutturali – sottolinea Luisa Murru – l’edificio non può ospitare molte persone. L'apparato fognario non è stato adeguato, così come l'apporto idrico, mancano anche le caldaie. In questo modo non si rispetta la dignità delle persone».
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