La Nuova Sardegna

Poligoni, il bilancio di Scanu: l’ambiente è compromesso

di Mauro Lissia

Finita la visita della commissione parlamentare sull’uranio impoverito guidata dal deputato Pd La Maddalena e Teulada le aree più danneggiate, rassicuranti gli esiti delle ricerche sulla salute

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CAGLIARI. L’ambiente naturale è in parte compromesso, ma i dati epidemiologici esaminati da trenta consulenti scelti tra i più accreditati ricercatori del mondo universitario dicono con chiarezza che non c’è prova di danni arrecati alla salute di chi vive vicino alle basi militari. Chiuso il tour attraverso i luoghi dell’addestramento bellico, la conferma arriva dal presidente della commissione parlamentare sugli effetti dell’uranio impoverito Gian Piero Scanu, che riparte per Roma con alcune certezze: «I nostri consulenti, che hanno lavorato gratis, ci dicono questo e si tratta di persone al di sopra delle parti. Comunque nulla sarà come prima – ha detto nella conferenza stampa di sintesi, a palazzo Viceregio – abbiamo portato in giro la pedagogia della deterrenza e un segnale forte che i militari hanno capito, quello contenuto nelle leggi che dicono cosa si può fare e cosa non si può fare».

Dopo sessant’anni. Qualcuno dirà che era ora, dopo sessant’anni di sostanziale assenza della politica e in coincidenza sospetta con due inchieste giudiziarie, quella sul poligono di Quirra e l’altra sull’area di Teulada. Ma meglio tardi che mai, per quanto Scanu riconosca il ritardo storico: «Dopo quello che abbiamo visto c’è da chiedersi dove fosse la politica, adesso però possiamo dire che il convoglio è partito e diventerà inarrestabile». Se travolgerà qualcuno o filerà sui binari del buon vicinato con le autorità militari saranno i prossimi fatti a dirlo. Scanu non manifesta dubbi: «Le terre di nessuno, dove vigeva la giurisdizione domestica dei militari, sono tornati ad essere res publica». Come promettere dire che la vigilanza resterà alta e che la politica terrà la testa fuori dalla sabbia per garantire sicurezza e tutela dell’ambiente. Gli effetti, a sentire Scanu, si percepiscono già: «Abbiamo raccolto un’enormità di informazioni, come mai era avvenuto. Il mondo militare sa bene che non stiamo scherzando e che pretendiamo tutte le risposte che sono dovute al Parlamento, ora la Difesa ha le idee chiare sul fatto che non esiste niente di intoccabile – ha aggiunto il parlamentare olbiese – che la salute non è una variabile indipendente, che chi si batte per affrontare principi sacrosanti non è un disturbatore».

I disastri. Sarebbero solo buone notizie se i parlamentari non avessero visto da vicino i disastri che l’addestramento militare ha provocato su alcuni dei territori più pregiati dell’isola: dall’arcipelago di La Maddalena alla famigerata penisola Delta, a Capo Teulada. Interdetta agli umani, un’istmo-bersaglio dove da decenni si riversano missili e proiettili d’artiglieria. Qualcuno ha fatto i conti: 560 mila tonnellate di ferraglia, 512 anni per bonificarla e restituirla allo stato naturale. Per questa discarica ad alto rischio di materiale bellico i comandi militari del poligono rischiano il giudizio con l’accusa di disastro ambientale. Ma se non altro l’inchiesta del pm Emanuele Secci ha spinto le forze armate ad avviare i preliminari di una bonifica che s’annuncia a dir poco complessa: «Siamo alla fase della caratterizzazione» ha confermato Scanu. L’inizio dell’inizio, che il presidente della commissione parlamentare legge come «un segnale di disponibilità e di collaborazione per il recupero di un’area di cui non vogliamo perdere neppure una zolla».

La chiusura. Discorso ancora vago sull’ipotesi di chiusura dei poligoni: «Si può parlare di metterne in discussione l'utilità – ha spiegato Scanu – soprattutto in considerazione delle dimensioni. È possibile che oggi serva ciò che serviva nel 1956? Mi sembra di no, perché sessant'anni dopo lo scenario internazionale è cambiato».

Sembrano abbandonati, malgrado il nome della commissione, gli allarmi per l’uranio impoverito e per le ipotetiche conseguenze: «Ciò che conta – ha detto Scanu – è che è d’obbligo coniugare la salute e la tutela dell'ambiente con il lavoro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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