La Nuova Sardegna

Il Coni: «Servono misure d’emergenza»

di Antonello Palmas
Il Coni: «Servono misure d’emergenza»

Il presidente regionale Fara chiede l’apertura di un tavolo istituzionale per fermare l’emorragia

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SASSARI. La crisi, ma anche lo spopolamento, l’assalto delle pay-tv e l’incapacità della politica di fare fronte comune a favore dello sport giovanile. Così Gianfranco Fara, presidente del Coni regionale, spiega la moria di società che ha colpito il calcio e non solo. «L’accorpamento della Terza categoria alla Seconda per ridurre i costi di trasferta non ha dato benefici – dice –. Ma la realtà è che le risorse economiche sono esigue. I Comuni non possono elargire contributi (la legge regionale è molto povera riguardo ai finanziamenti allo sport) e molti club hanno dato forfait». Fara dà la colpa anche allo spopolamento («in diversi paesi chiudono le scuole, figuriamoci se ci sono ragazzi per allestire squadre sportive») così che i club si trovano spesso costretti a ingaggiare giocatori da altri paesi, ma devono così pagarli. Rinunciando magari a curare il vivaio per dare spazio alle ambizioni della prima squadra.

Ma il problema riguarda, e tanto, anche le città. Sono scomparse società storiche come la Fulgor Sassari, che aveva un settore giovanile invidiabile. Gianfranco Fara ricorda come la pay-tv abbia tolto il pubblico al calcio dilettantistico: «Così gli incassi sono ridotti, cala l’interesse anche in amministratori e sponsor». Pochi anche i dirigenti, «di solito ex giocatori che vogliono mettere a disposizione il loro impegno e tempo libero per i ragazzi e che non trovano più motivazioni». Secondo il massimo dirigente regionale del Coni «la politica della Regione potrebbe svilupparsi in maniera differente. Tre assessorati come sport, pubblica istruzione e politiche sociali, che hanno un elemento in comune, i giovani, non dovrebbero ragionare ognuno per conto proprio. La politica in generale deve sedersi attorno a un tavolo e affrontare il problema, cercare soluzioni».

E il Coni che può fare? «Non può mettere soldi, i nostri bilanci servono ad altro. Facciamo promozione nelle scuole con l'iniziativa "Sport di classe", con l’invio di laureati in scienze motorie che hanno il compito di sensibilizzare gli insegnanti. Organizziamo corsi, parliamo di alimentazione, abbiamo portato a Cagliari 4000 ragazzi col trofeo Coni, un evento che ha dato spinta al turismo e che ha portato entusiasmo. Ma se manca un rapporto stretto tra scuola e mondo dello sport è tutto inutile».

Fara analizza anche un altro aspetto: «Le società sportive costano, fare sport costa. Prima tutto era vissuto con lo spirito di volontariato, oggi tutti vogliono soldi. E se le famiglie hanno qualche problema a portare avanti il menage, figuriamoci se spendono per far giocare i figli». Ecco così che scompaiono maglie storiche. E specie per i paesi si tratta di un fatto culturale, impoverimento, perdita di quello che in molti casi è l’unico simbolo di una realtà locale.

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