Pigliaru lancia l’allarme sul clima
Il governatore a Bruxelles porterà la voce delle Regioni alla conferenza mondiale
BRUXELLES. Se l’Europa è in difficoltà, leggi Brexit in aggiunta alla stramaledetta crisi internazionale, la spinta per non andare gambe all’aria e resistere non può che arrivare dal basso.
Dalle Regioni e dalle metropoli anche sull’ambiente, un’altra delle emergenze in questa Unione sotto il livello di guardia. Sarà proprio la Sardegna a portare la voce delle città d’Europa alla Conferenza mondiale sul clima, l’acronimo è COP22, in programma a novembre a Marrakech.
Ambasciatore di quello che sarà un grido d’allarme per smuovere le coscienze è il governatore Francesco Pigliaru. Lo farà come presidente della commissione Enve, si occupa a Bruxelles di cambiamenti climatici, con una strada tracciata su dove bisogna incidere per fermare il declino del pianeta. Domani il Parere dovrà prima passare al vaglio, il sì è scontato, del Comitato europeo delle Regioni, riunito a in seduta plenaria. Il cuore del patto è molto chiaro: il recente accordo di Parigi sull’alt all’inquinamento in genere deve diventare presto realtà fino a raggiungere gli auspicati, pretesi livelli di sicurezza. Ratificato da 72 Paesi, entrerà in vigore il 4 novembre, mentre a giugno in Commissione, all’unanimità, il documento delle Regioni è stato un passo decisivo:definisce «i meccanismi di governance che permetteranno a regioni e città di contribuire alla sfida in nome della qualità della vita. «La lotta ai cambiamenti climatici è un argomento concreto e la consapevolezza dei territori è l'apertura di una nuova era», ha detto il governatore, «Le istituzioni locali devono avere sempre più un ruolo, perché rappresentano il livello di governo più vicino ai cittadini, quello che per primo deve affrontare le emergenze». Per sostenere il Parere, Pigliaru ha portato all’attenzione dei commissari quanto accade in Sardegna: la temperatura si solleva, le precipitazioni diminuiscono e purtroppo aumentano gli eventi estremi. «Questi fenomeni – ha proseguito Pigliaru – aumentano il rischio di incendi e alluvioni, e causano l'innalzamento del livello medio del mare e l'erosione delle coste. Di conseguenza incidono sulla stabilità dell’economia: dall’agricoltura al turismo». Con il Parere, le Regioni sollecitano una governance diffusa e globale anche nella gestione delle risorse finanziarie. «È fondamentale ha scritto Pigliaru nella presentazione – mettere gli enti locali, soprattutto quelli più piccoli, nelle condizioni di sfruttare al massimo le opportunità finanziarie pubbliche e private disponibili a livello europeo». Per concludere: «Il dialogo fra le Regioni deve essere continuo e anche l’accesso ai contributi non deve trovare ostacoli. Insieme dobbiamo mantenere la temperatura di questo secolo sotto almeno di 2 gradi rispetto ai livelli del 1990. L’accordo di Parigi è stato decisivo, ma le Regioni l’hanno detto più volte vogliono fare ancora meglio: entro il 2030 le emissioni di gas che scatenano l’effetto serra dovranno diminuire del 50 per cento».
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