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Aru in lacrime: «Mio padre non c’entra»

CAGLIARI. «Mio padre non c’entra, non sapeva della pistola, mi ha accompagnato solo per tutelarmi»: confessato di aver ucciso per errore il pregiudicato Sandro Picci, il ventiquattrenne Martin Aru ha...

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CAGLIARI. «Mio padre non c’entra, non sapeva della pistola, mi ha accompagnato solo per tutelarmi»: confessato di aver ucciso per errore il pregiudicato Sandro Picci, il ventiquattrenne Martin Aru ha insistito a lungo davanti al gip Roberto Cau sulla posizione del padre Massimiliano Aru, in carcere per concorso nell’omicidio ma per il giovane del tutto estraneo al delitto. L’indagato é scoppiato in lacrime ricordando che Picci aveva anche organizzato la colletta per pagare il funerale di sua nonna. E’ stato a quel punto che Aru non ha retto all’emozione e dopo l’intervento di un medico il difensore Marco Fausto Piras ha chiesto di sospendere l’esame di garanzia perché il suo assistito piangeva e non era più in grado di affrontare l'interrogatorio, cominciato alle 9.40 e interrotto solo poco prima delle 13. Aru ha confermato di aver sparato temendo che la persona con cui stava discutendo stesse estraendo qualcosa dalla cintola, ma di aver colpito Picci per errore: «Ho ucciso una persona che non c'entrava nulla, uno che ha sempre aiutato la mia famiglia».

E’ stato sentito anche il padre, assistito dall’avvocato Stefano Siotto Pintor, che ha respinto l’accusa di omicidio.

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