Bonifiche, patto tra Syndial e la Regione

Dal 2017 nei nuovi cantieri nell’area di Porto Torres sarà raddoppiato il numero degli operai impiegati: da 100 a 200

CAGLIARI. L’assessore regionale del Lavoro Virginia Mura ha incontrato ieri mattina i rappresentanti di Syndial, società controllata dall’Eni impegnata nel progetto di bonifica dell’ex pterolchimico, e il sindaco di Porto Torres Sean Wheeler, per proseguire il confronto sul Piano di politiche attive per il lavoro che la Regione ha in fase di elaborazione per il bacino di lavoratori in passato impiegati nel polo petrolchimico turritano.

Il problema principale è quello relativo ai lavoratori dell’indotto, cioè dipendenti da quelle aziende che operavano nel settore delle manutenzioni e dei servizi all’interno dello stabilimento petrolchimico. Lavoratori che all’indomani, o quasi, della fermata degli impianti del petrolchimico, sono andati a ingrossare le fila dei disoccupati. Un problema che aziende, istituzioni locali, parti sociali e Regione avevano provato a risolvere con la sottoscrizione del famoso “addendum” che aveva integrato il protocollo di intesa sottoscritto nel 2011 e che aveva sancito la fine (almeno a Porto Torres) della chimica tradizionale e l’avvio del progetto della chimica verde.

In particolare, nell’incontro di ieri mattina, il confronto si è intavolato sulla parte del Piano che avrà come oggetto l’allineamento delle competenze per una parte dei lavoratori del bacino, affinché possano essere impiegabili nelle bonifiche che Syndial – con le società appaltatrici – effettuerà in quest’area nel nord Sardegna.

Già da tempo Eni e Syndial hanno assicurato la piena disponibilità a collaborare con la Regione, per cercare di favorire il massimo utilizzo possibile di lavoratori del territorio nel processo delle bonifiche che - a partire dal 2017 - la società avvierà nel territorio di Porto Torres.

I nuovi cantieri - secondo una stima di massima - dovrebbero portare a un raddoppio circa delle maestranze attualmente impiegate nelle bonifiche già in corso, pari circa a cento unità. La Regione, dunque, procederà ora ad effettuare - in una serie di incontri tecnici con l’azienda - lo screening delle professionalità necessarie per le opere di bonifica, e successivamente avvierà i percorsi di allineamento delle competenze di parte dei lavoratori appartenenti al bacino del petrolchimico nell’ottica, appunto, di un loro reimpiego nelle attività di risanamento ambientale del territorio.

La Regione, al tempo stesso, avvierà un Tavolo partenariale con le aziende e le organizzazioni sindacali, per calare nella complessa realtà industriale di quell’area della Sardegna le misure da realizzare.

Oltre al filone esaminato ieri, il Piano di politiche attive dell’assessorato del Lavoro prevede la ricognizione ad ampio raggio di tutte le realtà produttive presenti nell’area di Porto Torres, operanti anche in altri ambiti, per predisporre ulteriori misure di politica attiva, in grado di coinvolgere il maggior numero possibile di lavoratori.

Una soluzione, quella prevista da Syndial ed Eni, che comunque non riuscirà a far fronte all’emergenza occupazione che attanaglia il territorio. Fino alla fermata del cracking dell’etilene, i lavoratori impegnati nelle manutenzioni e nei servizi erano più di 500. La maggior parte di queste persone è rimasta senza lavoro, se si escludono brevi contratti a tempo determinato, circostanza che ha contribuito ad accentuare la crisi che si è abbattuta sul Sassarese.

Ora si prova con i corsi di formazione e riqualificazione, con i quali si spera di attenuare in parte l’emergenza occupazionale.

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