La Nuova Sardegna

Clima: via libera alla linea Pigliaru

di Umberto Aime

Il governatore rappresenterà le regioni europee alla conferenza di Marrakech

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INVIATO A BRUXELLES. La lobby del carbone è sempre forte. Anche dove meno te l’aspetti c’è e tira fuori le unghie. Con un colpo di mano trasversale, ha evitato che nella risoluzione votata e approvata dal Comitato delle Regioni d’Europa fossero tagliati i finanziamenti dell’Unione per le multinazionali del fossile. A muoversi sono stati soprattutto tedeschi e polacchi ; hanno fatto quadrato e sono riusciti a far saltare un vincolo che sarebbe stato fatale per chi estrae e commercializza l’inquinante degli inquinanti, il carbone appunto, Peccato per la correzione volante, ma il resto del risultato raggiunto a Bruxelles è stato importante. Nella prossima conferenza mondiale sul clima, a Marrakech fra un mese, le Regioni pretenderanno che «entro il 2030 le emissioni di Co2 diminuiscano del 50 per cento e non solo del 30», come deciso l’anno scorso dai capi di Stato a Parigi. Non sarà facile dimezzare i pennacchi di fumo che bucano l’atmosfera e scatenano più di una pazzia nel clima. I potentati industriali cercheranno in ogni modo di mettere i bastoni fra le ruote a un progetto verde che nasce dal basso, dai territori. «Però dobbiamo riuscire nella storica impresa», ha detto il governatore Francesco Pigliaru, nel presentare la risoluzione all’assemblea europea del Comitato delle metropoli in qualità di presidente della commissione che si occupa di ambiente. A parte l’emendamento trasversale imposto dai «carbonari», la relazione introduttiva di Pigliaru è passata all’unanimità. Uno dei passaggi cruciali ha strappato anche diversi applausi a scena aperta. È stato quando il presidente ha detto: «Le Regioni devono essere protagoniste e solo se il Piano sarà condiviso potrà avere successo». I motivi per spegnere le ciminiere e sostituirle col gas e le rinnovabili non mancano. L’Agenzia internazionale per l’energia ha stimato che ogni anno nel mondo sei milioni e mezzo di persone sono ammazzate dall’inquinamento. «Basterebbe ridurre del 50 per le emissioni – è scritto nel rapporto – per dimezzare anche la mortalità». È un problema culturale e sociale – ha detto Pigliaru – di cui «le Regioni si sono fatte carico da tempo fino a essere persino più avanti dei loro governi centrali e anche dell’Europa. Il volontariato ha avuto effetti eccellenti nel Vecchio Continente e anche la Sardegna ci ha messo del suo con diversi laboratori. «Ora – è stato un altro passaggio del discorso – le Regioni chiedono all’Unione certezza nei finanziamenti per tagliare quanto prima il traguardo». Finora l’Europa ha preso degli impegni ma oggi solo il 20 per cento del suo bilancio è destinato alla battaglia per contrastare i cambiamenti climatici. «Servirebbe molto di più», ha sottolineato Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, pronto ad auspicare come minimo il «raddoppio dei contributi, non chiamiamoli più sovvenzioni, per produrre finalmente un’energia nuova e sostenibile». La vera sfida potrebbe essere proprio questa: evitare che le lobby del carbone, ma non è molto diverso con quelle del petrolio, continuino a premere su Bruxelles per non essere scavalcate. Di fronte al possibile attacco, Marie Antoniette Mauperturis, vicepresidente della Giunta in Corsica, ha replicato così: «I finanziamenti sono indispensabili soprattutto per educare i cittadini all’utilizzo ragionato dell’energia. Gli sprechi sono ancora troppi ad esempio nelle case e non ci rendiamo conto degli effetti devastanti che scateniamo non dall’altra parte del mondo ma sotto casa». Siccità, incendi e inondazioni.

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