Gli inquirenti: un delitto che viene dal passato
Giovanni Calia è stato ucciso nel suo ovile con due colpi di fucile alla tempia
LULA. Due fucilate a pallettoni. La prima sparata da meno di tre metri. La seconda a bruciapelo in pieno viso: un colpo di grazia. Inutile, ma spietato. Perché Giovanni Calia era già morto quando i pallettoni della prima scarica l’avevano raggiunto alla tempia sinistra mentre era inchinato per sistemare il mangime ai maiali. La seconda fucilata è stata sparata solo per devastare il suo viso, per renderlo irriconoscibile. Tutti e 16 i pallettoni sarebbero andati a segno. Ad accertare che il killer ha sparato due fucilate è stato il medico legale Vindice Mingioni durante la perizia necroscopica (per la quale aveva ricevuto l’incarico dal sostituto procuratore della Repubblica del tribunale di Nuoro, Manuela Porcu, titolare dell’inchiesta) eseguita in serata nella sala settoria dell’ospedale San Francesco. Al termine dell’autopsia, la salma è stata restituita ai familiari per i funerali che saranno celebrati oggi con una cerimonia laica, come aveva sempre manifestato di volere la vittima.
L’assassinio di Giovanni Calia, 63 anni, allevatore di Lula con precedenti penali pesantissimi (era uscito dal carcere nel 2011 dopo aver scontato una lunga condanna per il sequestro dell’imprenditore nuorese Luigino Devoto) arriva dal passato. Una sentenza di morte eseguita a distanza di anni. Quasi un’esecuzione per le modalità, anche se la ricostruzione del delitto non è facile. Sembra comunque che quando il killer ha esploso la prima fucilata, Calia fosse inginocchiato. Perché stava sistemando il mangime in un secchio oppure perché è stato fatto inginocchiare dall’assassino per giustiziarlo? Ipotesi, soltanto ipotesi sulle quali i carabinieri del reparto operativo provinciale, al comando del capitano Luigi Mereu e cooordinati dal comandante provinciale, colonnello Saverio Ceglie, stanno lavorando.
Giovanni Calia era arrivato intorno alle 5 di domenica nel podere, alla periferia di Lula, poco distante dalle strada provinciale, alle spalle di un distributore di carburanti le cui telecamere del sistema di sorveglianza potrebbero essere determinanti per dare una svolta alle indagini. Era ancora buio. Il killer era già appostato dietro la casupola in costruzione accanto alla porcilaia ed è uscito allo scoperto quando Calia ha cominciato a preparare il mangime per i maiali. Una prima fucilata alla tempia sinistra. Devastante. E quando era in terra, il colpo di grazia. Ancora più devastante. Poi la fuga nella campagna forse ancora buia e illuminata soltanto dalla luna piena. A dare l’allarme è stata la moglie: preoccupata per il mancato rientro a casa del marito, intorno alle 10 del mattino è andata nell’ovile e ha trovato il corpo senza vita.
Le indagini si annunciano molto complicate. I carabinieri sarebbero certi soltanto di una cosa: che quello di Giovanni Calia è un delitto che viene dal passato. Perché la vita recente dell’allevatore di Lula, dopo aver lasciato il carcere nel 2011, era tranquilla.
Ma il passato di Giovanni Calia era stato molto turbolento. Condannato a 18 anni per il sequestro dell’imprenditore del caffe Luigino Devoto, era stato indagato per altri gravissimi episodi di violenza che hanno segnato tragicamente gli Anni Ottanta in Barbagia. Ritenuto componente di spicco della banda dell’ex primula rossa d Mamoiada, Annino Mele, Giovanni Calia era stato indagato per l’omicidio di Caterina Deledda, assassinata a Nuoro nel 1985, e anche per il tentato sequestro dell’oculista nuorese Bachisio Latte. Il suo nome era anche comparso nell’inchiesta sul delitto di Gonario Gungui, una delle tante vittime della feroce faida di Mamoiada. (plp)
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