La difesa: «Sull’uso dei fondi norme incerte»
L’inchiesta per peculato, chiesta l’assoluzione per gli ex consiglieri Serra, Caligaris e Amadu
CAGLIARI. «Non esisteva una norma precisa, che stabilisse con chiarezza i criteri per la spesa dei fondi destinati ai gruppi politici regionali. Comunque sia Salvatore Serra ha giustificato ogni euro, i soldi sono usciti tutti in azioni compatibili con l’attività di consigliere regionale»: parole dell’avvocato Michele Schirò, che per l’esponente del Pdci ha chiesto al tribunale l’assoluzione dall’imputazione di peculato. Schirò ha parlato meno di un’ora attaccando con forza l’impianto accusatorio sostenuto dal pm Marco Cocco, che ha chiesto la condanna di Serra a quattro anni di reclusione: «In questo processo - ha detto il legale - si è voluto invertire l’onere della prova, non è stata fatta alcuna verifica sulle sue spese eppure lo si vuole condannare. Ma chi decide che cosa è compatibile con l’attività politica e che cosa no?». Schirò ha fatto riferimento al canone d’affitto di una sede («in consiglio Serra non aveva un ufficio, vagava da una stanza all’altra») e alla retribuzione in nero di alcuni consulenti: «Aveva bisogno di sostegno culturale per svolgere il suo compito di consigliere - ha spiegato ancora il difensore - ed è normale che si riferisse a persone in grado di aiutarlo».
L’assoluzione è stata chiesta anche dall’avvocata Annamaria Busia per Maria Grazia Caligaris - il pm aveva sollecitato la condanna a cinque anni - che per il difensore «ha speso i fondi del gruppo soltanto per ragioni dell’ufficio e mai private». Nel corso dell’arringa è saltato fuori un episodio inedito: l’esponente socialista era stata la sola a chiedere lumi al presidente dell’assemblea Giacomo Spissu su come dovessero essere usati quei soldi. Il che - per l’avvocata - dimostrerebbe la buona fede dell’ex consigliera regionale. Gran parte dell’intervento è stata dedicata da Annamaria Busia alla distinzione tra l’attività di consigliere regionale e quella di membro di un gruppo politico: «Se quella in aula è chiaramente attività pubblicistica, quando si lavora nel gruppo il regime è privatistico». Questa distinzione garantirebbe agli onorevoli una piena autonomia di spesa dei fondi che il consiglio destina ai gruppi, intesi come organismi privati, quindi le somme spese dalla Caligaris e dagli altri consiglieri non sarebbero sindacabili.
Dev’essere assolto, per il difensore Massimo Delogu, anche Salvatore Amadu, per il quale l’accusa ha chiesto tre anni di reclusione: «Non c’era alcuna disciplina sull’uso dei fondi - ha sostenuto l’avvocato - e d’altronde sarebbe estremamente difficile stabilire criteri rigorosi, visto che l’attività di un consigliere regionale è per sua natura molto ampia e articolata». Quest’incertezza, a giudizio del legale, è confermata da altri giudizi definiti nei tribunali di Aosta, Bologna e Torino, dove ha prevalso la tendenza a considerare discrezionali le spese dei consiglieri: «Come si fa - ha chiesto Delogu ai giudici - a distinguere tra attività politica e del partito?».
L’avvocato Delogu ha contestato con forza l’impostazione dell’accusa, secondo la quale non giustificare le spese significa macchiarsi comunque di peculato: «La dimostrazione che le spese sono incompatibili è in capo al pubblico ministero, è suo l’onere della prova - ha insistito il difensore - peraltro Amadu ha sempre risposto ad ogni contestazione e ha prodotto documentazione che giustifica pienamente le spese sostenute». Delogu ha difeso l’attendibilità dei testimoni chiamati al dibattimento dall’ex consigliere sassarese, sui quali il pm Cocco ha sollevato pesanti interrogativi nel corso della sua requisitoria.
Il dibattimento - sono 14 gli imputati ancora sotto giudizio nel primo processo - volge alla conclusione: alle udienze del 24 ottobre e del 21 novembre parleranno gli ultimi sei difensori tra cui Agostinangelo Marras per Giuseppe Atzeri, il presunto protagonista del mobbing alla funzionaria Ornella Piredda. Poi il tribunale (presidente Mauro Grandesso, a latere Cannas e Badas) andrà in camera di consiglio per l’attesissima sentenza.
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