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«Tanti disoccupati e pochi ingegneri»

«Tanti disoccupati e pochi ingegneri»

Il governatore sottolinea le contraddizioni: dobbiamo importare dal Continente gli esperti informatici

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PORTO TORRES. A un anno e mezzo dall'entrata in vigore del Jobs Act, la situazione è difficile. L'occupazione latita e il tasso di senza lavoro in Italia è fermo all'11,4%. La Sardegna ha, purtroppo, il primato della regione con il più alto tasso di disoccupazione giovanile. Segno che più di qualcosa non funziona e i voucher sono solo un palliativo.

«La prima cosa da fare è spingere la crescita dell’economia – sottolinea il ministro Giuliano Poletti, a margine del convegno che si è svolto nel pomeriggio nella sala Filippo Canu –; se abbiamo una economia che cresce, imprese che nascono e che si insediano, abbiamo più opportunità. Diversamente con le politiche attive, il collegamento tra scuola, competenze e imprese, i programmi di sostegno all’occupazione, con i programmi per aiutare le imprese che assumeranno giovani non si risolve tutto. C’è sempre una pre-condizione: che i sistemi economici decollino. Se facciamo crescere il lavoro aumentano le opportunità. Altrimenti avremo sempre un conflitto tra i tanti che cercano occupazione perché le occasioni sono sempre meno».

Non mancano però le contraddizioni. «In Sardegna abbiamo un tasso di disoccupazione giovanile molto alto – dice il presidente Pigliaru – ma ci sono alcuni settori nei quali in realtà non riusciamo a trovare giovani. Per esempio nell’Information communication technology: stiamo cercando ingegneri informatici e li dobbiamo importare dal continente perché il settore sta tirando: non abbiamo più giovani per coprire le esigenze delle imprese. E nei giorni scorsi parlando di un master plan delle zone interne ho detto che noi abbiamo bisogno di una agricoltura moderna che possa assorbire le competenze dei giovani. Se restiamo con una agricoltura marginale, povera, sofferente e poco dinamica non ci sarà spazio per i giovani. Il percorso è quello e la Regione farà la sua parte». (g.b.)

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