Uccisi in Libia, accuse alla Bonatti
Il pm indaga: non avrebbe protetto i dipendenti. Vittima il tecnico di Capoterra
ROMA. Salvatore Failla e Fausto Piano (quest’ultimo di Capoterra)tecnici della società di costruzione «Bonatti» di Parma, sequestrati nel luglio 2015 in Libia e uccisi il 2 marzo 2016 in un conflitto a fuoco tra rapitori e forze di polizia, potrebbero essere stati vittime anche della mancata adozione di idonee misure di sicurezza da parte della loro azienda. Su questa ipotesi sta lavorando la procura di Roma che, oltre a procedere per il sequestro e l'omicidio dei due italiani, indaga sulle presunte omissioni legate alla tutela dei due tecnici. Sotto la lente di ingrandimento del pm Sergio Colaiocco è quindi finita la società parmigiana ed, in particolare, Dennis Morson, responsabile della logistica in Libia.
Failla e Piano, insieme con i colleghi Filippo Calcagno e Gino Pollicardo, furono sequestrati il 19 luglio durante il trasporto in macchina da Djerba (Tunisia), dove erano atterrati, a Mellitah (Libia), dove era allestito l'impianto di gasdotto in cui lavoravano. Lo spostamento, in quell'occasione, avvenne in auto e non, come di consueto, in nave poiché, come spiegato dallo stesso Morson al pm Colaiocco in un'audizione del 23 marzo scorso, l'imbarcazione usata abitualmente partiva con un giorno di ritardo rispetto alla data in cui i quattro erano attesi.
Failla e Piano, durante il sequestro, furono successivamente separati dai colleghi e morirono nel corso di uno spostamento. Gli altri due, rimasti nel covo dei sequestratori, riuscirono a liberarsi un paio di giorni dopo la morte dei due colleghi. Per fare luce sulle misure di sicurezza adottate, i carabinieri del Ros, su iniziativa del pm Colaiocco, hanno perquisito oggi gli uffici della Bonatti a Parma. L'azienda ha fatto sapere, in una nota, di stare «prestando la massima collaborazione alla magistratura impegnata nelle indagini».
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