La Nuova Sardegna

Dal Moro: Pd, assemblea il 7 novembre

Il garante del partito ha incontrato prima i 18 consiglieri, poi il governatore Pigliaru. Accordo vicino

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CAGLIARI. Il litigioso Pd sardo da qui al congresso straordinario, sarà a febbraio, non ha bisogno di parole per ritrovare la pace interna. Servono e serviranno solo i fatti. Senza dirlo, perché per adesso ha schivato con garbo taccuini e telecamere, il garante arrivato da Roma non crede che la sua missione sia calcare chissà quante e quali passerelle più o meno importanti. Gianni Dal Moro, presidente della commissione nazionale di garanzia del partito, ha capito che per rimettere assieme i cocci di una diatriba fra le correnti dovrà soprattutto lavorare di fino. Ha cominciato a farlo la settimana scorsa, a Roma, con i parlamentari sardi, ha continuato a seguire la stessa strategia 24 ore fa. Prima ha incontrato i 18 consiglieri regionali del Pd e tutti hanno risposto presente all’appello, poi è stata la volta del governatore Francesco Pigliaru. Sono stati due vertici decisivi e in cui forse Dal Moro è riuscito a centrare un primo obiettivo: chiedere e ottenere il massimo impegno da chi è stato eletto nella prossima campagna referendaria. «Abbiamo avuto un incontro o costruttivo con un grande motivatore», è stato il commento di Rossella Pinna. E forse il Pd dilaniato, più nella struttura che nel gruppo in Consiglio, ha bisogno proprio di questo: essere motivato e riportato fra la gente. Concetto che Dal Moro riproporrà il 7 novembre, quando si presenterà all’assemblea regionale, e sarà anche il giorno in cui i delegati eleggeranno il coordinamento che lo affiancherà nell’operazione di riappacificazione. Da maggio senza più un segretario dopo le dimissioni di Renato Soru all’indomani della condanna per evasione fiscale ma in effetti già dilaniato da molto prima, il Pd oggi ha bisogno di qualcuno che lo guidi senza strafare. «Non ci ha proposto ricette – ha detto il capogruppo Pietro Cocco – e noi gli abbiamo detto che gran parte della responsabilità di questa situazione è nostra. Insieme vogliamo intraprendere un percorso condiviso in cui la ragione riprenda il sopravvento sullo scontro». Gianni Dal Moro – ha aggiunto Piero Comandini – «è oggi un risorsa in più per il Pd sardo» e il vicecapogruppo Roberto Deriu l’ha ribadito: «Andrà nei territori perché solo dal confronto con la base può ricominciare una nuova stagione». All’ordine del giorno non c’era soltanto il referendum, ma anche questioni più interne, una su tutte: è indispensabile una forte unità d’intenti fra il centrosinistra in Consiglio e la Giunta per «rilanciare subito l’azione di governo». È stato proprio questo l’argomento cardine dell’incontro avuto poi dal garante col presidente Pigliaru. Sulle due ore di faccia a faccia non è trapelato molto se non che la politica ha sempre più un dovere: risolvere i problemi della gente. Così sono stati affrontati i prossimi passi della Giunta per risolvere ad esempio lo spopolamento delle zone interne: «Abbiamo pronto un master plan – ha detto il governatore – che sarà decisivo per dare un segnale forte nella seconda parte della legislatura». Ultima annotazione: pare che nei vertici non si sia parlato apertamente di rimpasto e neanche delle cariche in Consiglio regionale da rinnovare. Perché? Perché prima «c’è un referendum da vincere», ha detto Gavino Manca.

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