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La truffa delle serre a Villasor: otto indagati

La truffa delle serre a Villasor: otto indagati

Chiusa l’inchiesta della Procura di Cagliari: «False produzioni agricole per intascare i fondi pubblici»

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CAGLIARI. Serre autoalimentate con l’energia del sole, funghi e fiori da produrre in quantità industriale per creare posti di lavoro e reddito. Per Villasor doveva essere la svolta, la più grande serra fotovoltaica del mondo, ma per la Procura della Repubblica e per il nucleo investigativo del Corpo Forestale la struttura di Su Scioffu non era che una colossale truffa mirata a lucrare sugli incentivi pubblici destinati agli impianti alternativi di produzione dell’energia elettrica: poche tracce di attività agricola, il core business della Twelve Energy - costituita con un investimento di 80 milioni tra l’indiana Moser Bean Clear Energy e l’americana General Electric - non era altro - questa è l’accusa - che l’incasso di soldi pubblici. Quasi cinque anni di indagini, consulenze e controconsulenze tecniche, un braccio di ferro legale andato avanti per mesi, adesso l’inchiesta giudiziaria è chiusa: gli uomini del commissario Ugo Calledda hanno notificato ai responsabili della società indio-americana la comunicazione 415 bis che segue il decreto di sequestro per equivalente firmato dal gip Giuseppe Pintori su richiesta del pm Daniele Caria a luglio dello scorso anno.

Gli indagati sono l’ex proprietario della struttura Francesco Fanni (54 anni) di Pabillonis, titolare dell’impresa agricola omonima, l’ingegnere progettista Pier Paolo Serpi (39) di San Gavino, più il presidente, il vicepresidente e due consiglieri della Twelve, nell’ordine Jain Lalit Kumar (44) di Nuova Delhi, Jatin Saluja (34) di Uttar Pradesh, Marcello Spano (50) e Mariano Muscas (44) entrambi di San Gavino, Giorgio Piras (62) di Villasor e Mauro Musio (61) di Cagliari. Le accuse sono per tutti di concorso in truffa aggravata per indebita percezione di erogazioni pubbliche e lottizzazione abusiva. Fanni, Serpi Kumar, Jatin, Spano, Muscas e Musio devono rispondere anche di concorso in abuso d’ufficio. La grande serra avrebbe dovuto produrre ortaggi, poi rose da taglio e da bacca. Ma conti alla mano, secondo il Corpo Forestale il profitto dell’attività agricola 2011-2013 risulterebbe pari a zero, mentre la vendita dell’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici per 105 megawatt installati, che dovevano servire a climatizzare l’ambiente e a favorire la fotosintesi clorofilliana, avrebbe portato ingenti guadagni nelle casse della Twelve. Accuse da provare nel giudizio, naturalmente, che l’azienda respinge con fermezza: «La chiusura delle indagini preliminari - è scritto in una nota - ci consente di proseguire il confronto collaborativo e fiducioso già avviato con la magistratura, per dimostrare che l’iniziativa del parco serricolo a Su Scioffu, realizzato senza un euro di fondi pubblico, rappresenta una delle più importanti realtà folorovivaistiche della Sardegna». (m.l)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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