Il gap dell’insularità nello Statuto
Presentata dal Pd servirà ad ottenere «un maggior autogoverno»
CAGLIARI. L’insularità èil primo handicap della Sardegna. L’ha capito anche il Governo con la firma del Patto firmato a luglio con la Regione e tre miliardi in arrivo. Ma non basta, in attesa che l’insularità sia riconosciuta anche dall’Europa, il Pd chiede che trovi spazio nella revisione dello Statuto. È questo il senso della proposta presentata dai consiglieri regionali Dem Cesare Moriconi, Lorenzo Cozzolino, Franco Sabatini, Piero Comandini, Roberto Deriu e Antonio Solinaspiano. Il disegno di legge nazionale prevede la modifica di tre articoli dello Statuto – 10,12,13 – per permettere alla Regione di poter contare su «un nuovo e moderno strumento di sviluppo da aggiornare a ogni inizio di legislatura che favorisca l’autogoverno dell’economia e dei collegamenti da e per l’isola in ragione delle peculiarità storiche, sociali e culturali della regione insulare più periferica del Mediterraneo». Nel dettaglio: lo Statuto deve prevedere un piano permanente di sviluppo per colmare le diseconomie e assicurare il benessere del popolo sardo. E ancora: il riconoscimento costituzionale del gap dovuto all'insularità, l'istituzione della zona franca regionale e l'adozione di un sistema di effettiva illimitata continuità territoriale per i trasporti delle persone e delle merci da e per la Sardegna con la penisola e con i Paesi dell'Unione europea. Nell'ipotesi depositata in Consiglio regionale, che dovrà esaminarla, sono previsti anche «interventi economici alle imprese per agevolare la ricerca tecnologica, gli insediamenti produttivi, la creazione e la commercializzazione dei prodotti sardi nei mercati italiani e internazionali». Nella relazione di accompagnamento alla proposta di legge c’è scritto infine: «È indispensabile un maggior riconoscimento e rispetto da parte dello Stato delle specificità della Sardegna».
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