Domusnovas, il sit in dei pacifisti: «Stop alla fabbrica delle bombe»

Corteo a Domusnovas davanti allo stabilimento della Rwm. L’ex parroco: sì al lavoro ma produrre ordigni è inaccettabile

DOMUSNOVAS. «Basta con la guerra che distrugge, con la fabbricazione di bombe anche se produce lavoro. Un lavoro di questo tipo non può essere utile a nessuno, chiediamo di riconvertire lo stabilimento per usi civili». Le associazioni della Tavola Sarda della Pace dicono no alla fabbrica tedesca di armamenti alla periferia di Domusnovas, la Rwm, specializzata nella produzione di bombe che sarebbero dirette nell'Arabia Saudita e poi utilizzate nello Yemen dove è in corso una terribile guerra. Le associazioni hanno organizzato la manifestazione davanti allo stabilimento chiuso, ma circondato da un rilevante spiegamento di forze dell'ordine schierate e pronte a intervenire per evitare disordini che fortunatamente non si sono verificati.

Una manifestazione pacifica nel piazzale antistante la fabbrica circondata da decine di bandiere, manifesti e striscioni "no guerra, no basi", "liberi dalle armi", "blocchiamo la macchina bellica". Durante il presidio è intervenuto telefonicamente anche don Antonio Mura, ex parroco della cattedrale di Iglesias e attuale rettore del seminario regionale.

«Bisogna trovare un equilibrio – ha spiegato – il lavoro è importante, ma la produzione di bombe e ogni materiale bellico non possiamo accettarla e non si deve cedere al ricatto». In sostanza il ragionamento che tutti i manifestanti hanno messo in evidenza è: sì al lavoro, ma non alla guerra. Arrivare a questo risultato secondo Ennio Cabiddu, del movimento Gettiamo le Basi, non è difficile.

«A Valsella, in provincia di Brescia, la fabbrica di mine è stata riconvertita e a Domusnovas si può seguire lo stesso esempio, basta volerlo». Angelo Cremone di Sardegna Pulita mostra l'esposto presentato alcuni giorni fa alla Procura di Cagliari per fare luce sulla vicenda in quanto la vendita di armamenti verso paesi belligeranti viola i diritti umani ed è in contrasto con le direttive comunitarie e dell'Onu. La manifestazione di ieri anticipa la 15esima Marcia sarda della pace, il 6 novembre tra Laconi e Gesturi con la missione tra le altre, di portare solidarietà al popolo yemenita.

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