Sassari, trovato il cuore del vescovo: un evento scientifico sensazionale
Difficile trovare un organo perfettamente conservato a due secoli di distanza
SASSARI. Al di là del significato simbolico e dell’importanza storico-religiosa che riveste per la Chiesa locale il prezioso contenuto di un’urna che arriva da un altro secolo e da un altro mondo, la possibilità di disporre, qui a Sassari, di un cuore mummificato, perfettamente conservato, a distanza di circa due secoli, è un evento scientifico eccezionale, più unico che raro. Non solo per l’eccezionale rarità di un tale genere di ritrovamento, ma per la straordinaria opportunità offerta alla ricerca scientifica dal convergere di alcune circostanze fortunate, a cui ha fatto riscontro la sensibilità dell’Arcivescovo Paolo Atzei e del Responsabile dei Beni Culturali mons. Giancarlo Zichi, che hanno messo il prezioso materiale a disposizione del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Sassari a cui fa capo il Centro per gli Studi Paleopatologici, antropologici e storici, con la sua équipe interdisciplinare di studiosi.
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La prima riguarda l’indubbia datazione (1829) e l’assoluta certezza circa la provenienza del cuore. Dato mancante,in genere, nel caso di resti segretamente conservati, come quelli del figlio di Luigi XVI e di Maria Antonietta. Espiantato al momento dell’autopsia, nel 1795, il cuore del bambino era passato di mano in mano, tanto da rendere necessario l’accertamento attraverso l’esame del DNA, che ha comparato un frammento di esso con le sequenze mitocondriali della regina decapitata. La seconda è il reperimento di una relazione medica sulla situazione clinica di Mons. Arnosio e qualche dettaglio di quella autoptica, a conferma della fruttuosità dell’incontro tra fonti materiali dirette e indirette, reperti bioarcheologici (resti mummificati e scheletrici) e documenti scritti. La malattia del Presule – che si trovava a Torino per un breve soggiorno - non era stata lunga. Aveva 54 anni e ‘un’abbondanza di forze vitali’, come scrivono i medici che, sulle prime, avevano sperato che ‘la malattia non dovesse avere quell’ esito infelicissimo, ch’ebbe realmente’.
Mons. Arnosio morì il 18 agosto ‘in mezzo ai più atroci dolori cagionati da un ampio sacco di putredine presso al cuore’. Sulla base di queste informazioni , il prof. Gino Fornaciari - della Divisione di Paleopatologia, Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia dell’Università di Pisa- uno dei più conosciuti paleopatologi italiani - ha formulato le ipotesi sulla causa di morte: una pleurite suppurativa saccata o un ascesso polmonare para-cardiaco: la possibilità che il miocardio possa essere ricco di germi (per prossimità all'infezione o per setticemia) apre la strada a ricerche importanti, che potrebbero avere importanti applicazioni pratiche per la medicina moderna come l’eventuale trend evolutivo subito dai germi patogeni rispetto ad alcuni ceppi attuali; senza parlare della possibilità di verificare - come ha fatto di recente proprio il prof. Fornaciari, studiando una mummia precolombiana dell'XI secolo - la presenza di geni collegati all'antibiotico-resistenza verificatasi per un processo naturale, ben prima dell'introduzione dei moderni chemioterapici.
Portato nel Dipartimento di Scienze Biomediche, da Mons. Zichi e dal direttore del seminario, don Pinna, il contenitore, decontaminato sotto cappa a flusso laminare tramite cesoie, decontaminate allo stesso modo, è stato aperta dal direttore prof. Montella e dal prof. Fornaciari, alla presenza di una piccola folla di ricercatori e professori, tra cui il direttore della Scuola di specializzazione di Cardiologia, prof. Ganau e la professoressa Mazzeo, Ordinario di Medicina legale. Tutte le operazioni si sono svolte seguendo minuziosamente il protocollo inviato dal prof. Raul Cano, (Center for Applications in Biotechnology, California Polytechnic State University, San Luis).
l cuore, di colore marrone scuro, mummificato, era avvolto nell’ovatta, e pesava circa 80 grammi. Finita la ricognizione, è stato rimesso nella sua posizione originale nel contenitore che è tornato nel luogo a cui l’Arcivescovo, ricordato per attività e zelo, l’aveva destinato. Ma, intanto, darà qualcosa alla scienza: sui minuti prelievi effettuati su differenti porzioni del cuore (pericardio, atri e ventricoli), sono in corso le analisi molecolari e istologiche tra California Polytechnic State University, San Luis, l’Università di Camerino (DNA) e il Dipartimento di Scienze Biomediche - dove il prof. Pasquale Bandiera e colleghi stanno procedendo alla reidratazione dei tessuti e ai trattamenti per lo studio istologico, istochimico ed immunoistochimico in Microscopia Ottica e al Microscopio Elettronico. Ma non basta. Quel cuore-organo potrà fornire altre preziose indicazioni, ad esempio, sui sistemi di conservazione della materia organica che, proprio negli anni Venti del XIX secolo, videro l’introduzione, accanto a diversi liquidi conservativi, di bagni ed imbibizioni di soluzioni mercuriali.
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