Migrante cade e muore: i suoi organi salvano 5 vite
Il ventenne eritreo era ospite da 7 mesi del centro di accoglienza di Pirri Espiantati reni, polmoni, cuore, fegato. Arrivato dalla Siria, aveva subìto torture
CAGLIARI. Kidare Hlazar aveva vent’anni,era eritreo, è morto la sera di martedì scorso all’ospedale Brotzu per le ferite riportate nella caduta da un albero davanti al centro di accoglienza di Pirri, un ex albergo davanti all’asse mediano. I suoi organi hanno restituito la salute a cinque persone: due ragazzi sardi che hanno ricevuto i reni nell’intervento condotto da Mauro Frongia, mentre i polmoni sono stati inviati a Padova, il cuore e il fegato a Bologna. In tutti e tre questi ultimi casi si trattava di emergenze.
Il giovane Kidare Hlazar era arrivato a Cagliari il 21 marzo scorso con la nave spagnola Numancia che aveva raccolto una parte dei migranti salvati davanti alla Libia. Pur essendo eritreo si trovava ancora a Cagliari perché aspettava risposta per la richiesta di asilo politico. La sua morte sarebbe da ricondurre a un tragico incidente avvenuto durante un’arrampicata su uno degli alberi che si trovano nel giardino dell’ex Meditur, un’azione che è stata vista compiere molto spesso dai giovani ospiti. In un primo tempo era stato spiegato che il giovane era rientrato tardi e siccome le porte del centro d’accoglienza erano chiuse aveva cercato di entrare in camera salendo sull’albero. Ma si tratta di una ricostruzione fasulla perché i centri di accoglienza dei profughi maggiorenni non sono chiusi né di giorno né di notte perché ospitano cittadini liberi. Il giovane si è arrampicato sull’albero come altre volte aveva fatto ma i rami evidentemente non hanno retto, si sono spezzati e Kidare Hlazar è caduto battendo violentemente il capo.
L’incidente è avvenuto nella notte, il giovane è stato trovato in fin di vita e in stato di incoscienza riverso a terra. La polizia è stata chiamata intorno alle 9, gli agenti della squadra Volante diretta da Fabrizio Figliola hanno condotto i rilievi del caso, le ferite riscontrate sul giovane sono state definite «compatibili con una caduta dall’alto». L’albero non era nei pressi di finestre: in altre parole è stato escluso che il giovane potesse essere caduto da una finestra perché magari spinto da qualcuno. Contemporaneamente agli agenti di polizia sono arrivati gli operatori del 118 che l’hanno trasportato all’ospedale Brotzu. Il giovane non ha superato la notte ed è stata avviata la procedura per l’espianto. Per il consenso alla donazione, il responsabile del Centro trapianti, Ugo Storelli, ha spiegato che in Italia chiunque muoia, italiano o straniero, è considerato un possibile donatore a meno che non ci sia una dichiarazione di contrarietà espressa dalla persona poi deceduta o che non venga negato il consenso da parte dei parenti. Il prelievo è stato autorizzato dal magistrato perché il giovane era deceduto per morte violenta (anche se accidentale) e la procedura (che dura 14 ore) per l’espianto è stata avviata sentito anche il Centro nazionale trapianti. Il giovane Kidare era conosciuto al Brotzu, dove era seguito da psicologi e psichiatri e stava lentamente superando i traumi di una vita difficile. Il ragazzo aveva subito torture in Siria dove il giovane era scappato (dalla terra natìa, l’Eritrea) per venire poi in Europa. Kidare in Siria era finito in prigione. Aveva trascorso un periodo da incubo, picchiato, tormentato e segregato al buio dentro la cella. Forse per quella croce che portava sempre al collo. Tornato libero aveva raggiunto le coste della Libia e tentato il viaggio arrivando in Italia. Qui stava cercando di riappropriarsi della sua esistenza..
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