Alluvione a Capoterra, chieste 3 condanne
Sollecitati 20 mesi per due tecnici e il presidente della coop, per il pm va assolto l’ex sindaco Marongiu
CAGLIARI. L’alluvione di Capoterra provocò quattro morti, ma per la Procura le responsabilità umane vanno ristrette a tre persone soltanto: il presidente della cooperativa Poggio dei Pini Giovanni Calvisi che non dispose controlli regolari sulla diga del lago grande, omettendo di applicare il disciplinare previsto dalla Regione, il direttore del Genio Civile Antonio Deplano e il funzionario dello stesso ente Sergio Virgilio Cocciu perché nel 1999, dopo il collasso della strada che conduce a Pauli Ara provocato da un nubifragio, la rampa d’accesso venne rifatta così com’era, con criteri d’urgenza e senza tener conto del rischio. Nove anni dopo su quella strada perse la vita una donna e il genero. Le conclusioni dell’accusa sono queste: per i pm Guido Pani e Daniele Caria i tre si sono macchiati di omicidio colposo e devono pagare con la condanna a un anno e otto mesi di reclusione. Per gli altri cinque imputati invece la richiesta è di assoluzione perché il fatto non sussiste o perché il fatto non costituisce reato, così come non sussiste l’accusa di inondazione colposa che riguardava anche Calvisi, Deplano e Cocciu.
La decisione finale spetta al tribunale presieduto da Claudio Gatti, ma ora gli ex capi compartimento regionali dell'Anas Giorgio Carboni e Bruno Brunelletti, imputati per la mancata demolizione di un ponte sulla strada Sulcitana dove morì un’insegnante, il funzionario del Genio civile Gian Battista Novella e Sergio Carrus delle Protezione civile hanno concrete possibilità di uscire indenni da un processo andato avanti per quattro anni e mezzo. Per i pubblici ministeri va assolto anche l’ex sindaco di Capoterra Giorgio Marongiu, che doveva rispondere di rifiuto d’atti d’ufficio per non aver approvato il piano d’emergenza della Protezione civile: per i due magistrati dell’accusa il via libera al piano era una decisione collegiale, quindi l’omissione non può essere addebitata soltanto al sindaco: «A Marongiu possono essere mossi degli appunti - ha spiegato il pm Pani - ma bisogna tener conto delle condizioni su cui si è mosso. Dunque non ce la sentiamo di chiederne la condanna».
In una giornata in cui si riversò nell’area di Capoterra e attorno a Cagliari la quantità di pioggia che di norma cade nell’arco di anni morirono Speranza Sollai, annegata nella sua abitazione, Licia Zucca e suo genero Antonello Porcu, inghiottiti dall’onda di piena mentre attraversavano in automobile il ponte al di sotto della diga di Poggio dei Pini, e Annarita Lepori, travolta dalla furia del Rio San Girolamo mentre passava sul ponte della Sulcitana, all’altezza di Frutti d’Oro. Acqua e fango distrussero centinaia di case costruite lungo il corso del rio San Girolamo malgrado l’evidente rischio idrogeologico, provocando danni ingenti in tutta l’area, fino alla foce del fiume.
Il 25 novembre parleranno le parti civili patrocinate dagli avvocati Massimo Delogu, Carlo Monaldi, Mario Maffei, Raffaelangelo Demuro, Gianfranco Sollai, Antonio De Toni, Daniela Muntoni, Carlo Demurtas, Rossella Frongia, Franco Villa e Stefano Piras. Di seguito la parola passerà ai difensori Patrizio Rovelli, Matteo Pinna, Leonardo Filippi, Michele Loy, Luigi e Pierluigi Concas, Guido Manca Bitti e Andrea Pogliani. La sentenza a gennaio (m.l)
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