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SUMMIT col ministro Boschi

Le Regioni speciali a Roma per rilanciare l’Autonomia

Le Regioni speciali a Roma per rilanciare l’Autonomia

CAGLIARI. La specificità delle Autonomie speciali non è in discussione con la riforma costituzionale, perché solo se ci sarà l’accordo fra Stato e Regioni potrà essere modificata. Ma allo stesso...

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CAGLIARI. La specificità delle Autonomie speciali non è in discussione con la riforma costituzionale, perché solo se ci sarà l’accordo fra Stato e Regioni potrà essere modificata. Ma allo stesso tempo le Autonomie speciali non devono trasformarsi in un fortino dove rinchiudersi, ma diventare laboratori per semmai sperimentare altre forme avanzate e virtuose di Autonomia. Sono questi i punti significativi della «Carta di Udine» che i presidenti delle Regioni e delle Province a Statuto speciale – Sardegna, Friuli, Trento e Bolzano – hanno consegnato al ministro per le Riforme Maria Elena Boschi. È evidente che, nei fatti, la «Carta di Udine» è un sostegno alla campagna referendaria verso il voto del 4 dicembre. Soprattutto perché – secondo i sostenitori del Sì – «c’è un articolo nella revisione della Costituzione in cui è sottolineato come la riforma degli Statuti speciali non potrà essere imposta dallo Stato con decisioni unilaterali, ma potrà avvenire solo attraverso un’intesa con le singole Autonomie regionali e provinciali». Il presidente Francesco Pigliaru (nella foto con Debora Serrachiani del Friuli e il ministro Boschi), e che da tempo si è espresso a sostegno del Sì, ha aggiunto: «Siamo di fronte a una nuova stimolante sfida nel pieno rispetto dell’ autonomia». Anche per l’assessore alle Riforme, Gian Mario Demuro, pure lui sostenitore del Sì, «l’intesa non è solo la strenua difesa dell’esistente, ma il punto di partenza per un rilancio delle specificità». Sulla «Carta» è intervenuto Ugo Cappellacci (Forza Italia) per bollarla come un atto privo di qualsiasi effetto giuridico e buono solo per una propaganda da quattro soldi». Per poi diffidare la Regione a utilizzare il sito istituzionale a favore della campagna referendaria. «Il Friuli l’ha fatto – scrive Cappellacci – ed è stato sanzionato dal Garante per le comunicazioni».

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