Le regole di Renzi che paralizzano i conti pubblici
A inserire nella Costituzione il meccanismo del pareggio di bilancio è stato il governo Monti a Natale del 2012 e il 28 dicembre 2015 il nuovo principio contabile ha sostituito con regole ancora più...
A inserire nella Costituzione il meccanismo del pareggio di bilancio è stato il governo Monti a Natale del 2012 e il 28 dicembre 2015 il nuovo principio contabile ha sostituito con regole ancora più rigide il cosiddetto «patto di stabilità». In pillole, il nuovo «bilancio armonizzato» obbliga i comuni a impegnare le somme da investire in opere pubbliche e altre attività entro l’ultimo giorno dell’anno. Se questo non avviene, non c’è giustificazione che tenga: le somme finiscono nell’avanzo di amministrazione e restano congelate, con un meccanismo che finisce col punire i comuni che hanno speso meno. Non solo: a parte i progetti per opere necessarie, capita che servizi essenziali restino privi di copertura finanziaria per mesi e mesi, fino all’approvazione del nuovo bilancio, dove i soldi vincolati possono rientrare nei flussi di spesa. Tutto potrebbe funzionare se i trasferimenti finanziari Regione-comuni avvenissero sempre nei tempi previsti e se le lentezze burocratiche, oltre che le norme rigide, non ostacolassero i processi di spesa comunali. Ma in realtà - lamentano i sindaci - spesso i soldi arrivano a fine anno, quando non c’è più tempo neppure per impegnarli.
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