La Nuova Sardegna

Annibali: dovete sempre ribellarvi

di Ilaria Bonuccelli
Annibali: dovete sempre ribellarvi

L’avvocato era stata sfregiata dall’ex compagno: non accettate la violenza

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FIRENZE. «Restare lì non sarà mai meglio che provare a fare qualche cosa. Vale sempre la pena di fare qualche cosa. Di denunciare».

Lì non è, per forza, un luogo fisico. È una prigione senza sbarre. Così difficili da forzare. Da spiegare. Solo chi ci è passato riesce a capirlo. Chi ha avuto i lividi sulla pelle, le costole incrinate. La faccia sfregiata dal vetriolo. Lucia Annibali, ce l’ha avuta, 17 operazioni fa. Oggi il volto dell’avvocatessa pesarese è riparato, in buona parte. I lineamenti di nuovo delicati. Il naso sottile, le labbra disegnate. Le cicatrici, la sua storia a vista. Le altre hanno le rughe, lei i segni dell’acido: l’ex fidanzato che assolda i sicari perché non accetta di essere scaricato.

Lucia, tre anni fa lei è stata sfregiata con l’acido da due albanesi pagati dal suo ex compagno. Ha mai pensato di aver sottovalutato segnali di pericolo, prima dell’esplosione della rabbia finale?

«In queste situazioni ci possono essere anche sottovalutazioni di segnali ma, a mio avviso, è un po’ semplicistico dire “Tu hai sottovalutato la situazione”. Certo, questo può anche accadere, ma rischiamo di essere riduttivi».

Perché?

«Intanto perché è difficile immaginarsi che un compagno, una persona, semplicemente un essere umano possa arrivare a fare tanto male alla compagna o a una persona alla quale dice di voler bene. Certo ci sono anche stalker estemporanei che non hanno legami affettivi con la persona che perseguitano: questo è un ulteriore passaggio abbastanza complesso. Comunque, in ogni caso, è un errore dire che le donne sottovalutano le situazioni».

Perché è un errore dire che le donne sottovalutano segnali di pericolo?

«Dicendo così si rischia di colpevolizzare la donna per aver sottovalutato, per non aver capito. Non è vero che la donna non capisce o che sottovaluta perché le fa comodo sottovalutare».

Allora che cosa accade? Che cosa impedisce alle donne di intuire il pericolo, prima della tragedia?

«È che il rapporto psicologico che si viene a creare in una relazione è talmente complesso, talvolta talmente distruttivo della personalità, dell'autostima della stessa donna da compromette la possibilità di scegliere. Arriva a compromette anche solo la capacità di capire quale sia la realtà e quale no. E poi richiede uno sforzo di volontà prima di tutto della donna per recuperare la capacità di vedere le cose come realmente sono. Ma nessuno può permettersi di dire che quello che accade a una donna se l'è cercato e ha voluto mettersi in una determinata situazione».

Quali meccanismi possono fare scattare nelle donne i meccanismi per ribellarsi alla violenza, non solo fisica, di cui sono vittime?

«La presa di coscienza, la comprensione di quello che ti sta accadendo. È un processo interiore che ti restituisce la capacità di vedere, perché ti trovi coinvolta in modalità che ribaltano il tuo modo di ragionare, il tuo rapporto con la realtà, con i fatti e con la verità. A un certo punto devi arrivare ad accettare non dico un fallimento, però devi accettare l' abbandono emotivo nei confronti di questi soggetti che ti stanno accanto».

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