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Fondo a tasso zero per i disagiati

Fondo a tasso zero per i disagiati

Un bando finanzia le imprese sociali. Un incontro a Cagliari per spiegarlo con Fitoussi e De Vincenti

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CAGLIARI. In inglese «Social impact investing» non ha l’effetto dirompente che dovrebbe avere, tradotto in italiano è molto più semplice, immediato e forte: «Investimenti sul e per il sociale». È il volto buono della finanza, dell’economia e dell’impresa, che s’impegna a recuperare gli emarginati, a restituire agli ultimi, a cominciare dagli ex detenuti, un ruolo nella società. Prima in Italia e fra le poche in Europa, la Sardegna ha cominciato a sperimentare il modello. Ha iniziato con un finanziamento di 8 milioni, gestito dalla Sfirs, poi all’inizio del mese ha pubblicato il bando indirizzato a possibili investitori pubblici e privati, per lanciare infine entro l’anno quello dedicato alle nascita delle imprese sociali. È un progetto in fase sperimentale e in una due giorni di confronto (da giovedì mattina a venerdì alla Manifattura tabacchi di Cagliari) proverà a capire se la strada tracciata è quella giusta. Convocati dall’assessorato regionale al Lavoro, intorno al tavolo ci saranno dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti al francese Jean Paul Fitoussi. È l’economista che di recente ha demolito il Prodotto interno lordo come indicatore del benessere delle Nazioni e scritto un saggio dal titolo poco politicamente corretto: «Servono investimenti, no all’Europa dell’austerità, basta far soffrire i popoli». Al tavolo ci saranno anche l’ex ministra Giovanna Melandri per Social Impact Italia, l’assessora al Lavoro Virginia Mura, padrona di casa, il governatore Francesco Pigliaru, Paolo Sestu, presidente della Sfirs, e diversi esperti che racconteranno come gli investimenti sociali hanno prodotto da subito effetti positivi in Gran Bretagna e Portogallo.

Cos’è il Sii. È un finanziamento a rotazione e a tasso zero destinato a chi presenta progetti per dare un futuro a quanti oggi sono ai margini del mercato del lavoro. Dai cassa integrati di lungo corso, agli ex detenuti oppure ai giovani che vivono in aree disagiate: tutti da reinserire attraverso quelle che da sempre l’assessore Mura chiama politiche attive del lavoro. Cioè: non più assistenzialismo, ma progetti mirati a ridare dignità, per usare le parole di Papa Francesco, a chi l’ha persa o rischia di perderla.

I vantaggi. Il primo è di sicuro l’impatto sociale del progetto, con un’«azione dichiarata» destinata ai soggetti a rischio o a rischio potenziale. Poi ci sono i vantaggi per la pubblica amministrazione, che grazie all’annunciato reinserimento dovrebbe risparmiare un bel po’ di risorse da mettere invece in bilancio se i progetti fossero stati a suo carico, o comunque dovrà sborsare meno sussidi a pioggia, quelli che forse tamponano le emergenze ma non risolvono i grandi problemi sociali. Infine c’è anche un terzo vantaggio ed è quello di cui potrebbero beneficiare gli investitori pubblici o privati, quelli a cui è rivolto il primo bando della Regione, come fondazioni bancarie, banche, intermediari finanziari e grandi imprese: per il loro investimento nel fondo, otterranno uno sgravio fiscale. Questo premio non è ancora scritto in nessuna legge nazionale, ma dal convegno di Cagliari potrebbe uscire una proposta.

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