L’opposizione: un’altra passerella di Renzi
Il centrodestra contesta il programma della visita: campagna referendaria neanche tanto mascherata
CAGLIARI. A parte le possibili manifestazioni di protesta, gli antagonisti cagliaritani avrebbero in mente un sit in non lontano dalla Fiera, non mancano certo le polemiche per la due giorni del premier Matteo Renzi in Sardegna. È l’opposizione di centrodestra a sostenere che «la firma del Patto per Cagliari – è prevista domani mattina – non si trasformi in una passerella neanche tanto mascherata a sostegno del Sì al referendum». A scriverlo è l’europarlamentare Salvatore Cicu (Forza Italia), per poi aggiungere: «Il Governo non ha messo ancora al centro del programma il problema dei problemi: l’insularità, una delle cause principale dello spopolamento delle zone interne della Sardegna». Per il coordinatore regionale di Forza Italia, Ugo Cappellaci, «Renzi firmnerà a Cagliari, com’è stato in precedenza a Sassari, patti fasulli, mentre è responsabili di scippi veri». Il passaggio successivo è ancora più duro: «Mentre si atteggia a benefattore con risorse che già appartengono alla Sardegna, con l’altra mano il Governo sottrae centinaia di milioni sempre alla Sardegna». Secondo l’ex governatore, «con la prossima Legge di stabilità sarà prolungato fino al 2020 lo scippo di ben 700 milioni ogni anno. È la solita messinscena, sono i soliti effetti speciali, con la riforma costituzionale che sarà ancora una volta il piede di porco per svaligiare la nostra Autonomia». Per il capogruppo dei Riformatori in Consiglio regionale, Attilio Dedoni, «ancora una volta l’attenzione del Governo è rivolta alle grandi aree urbane, mentre le aree periferiche ci sono soltanto chiacchiere e forse neanche quelle. Il premier Renzi dovrebbe confrontarsi con i sindaci dei piccoli Comuni, per toccare con mano come si vive dove lo Stato è assente». Della rinascita delle zone interne scrive, con più di un passaggio polemico, anche il capogruppo Gianluigi Rubiu dell’Udc: «È indispensabile, ma la Regione non ha in mente di farlo e lo Stato nemmeno, un piano straordinario per rilanciare l’occupazione dove invece a tener banco è solo il dramma dello spopolamento. Con in più Comuni ostaggio delle regole contabili imposte dal Governo».
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