«Abbandonato dalle istituzioni: della mia azienda non c’è più nulla»
OLBIA. La felpa sporca di fango, due stivaloni di gomma che coprono le gambe, un accenno di sorriso che trasmette amara ironia. La stanchezza non gli vieta di restare in piedi, con una pala stretta...
OLBIA. La felpa sporca di fango, due stivaloni di gomma che coprono le gambe, un accenno di sorriso che trasmette amara ironia. La stanchezza non gli vieta di restare in piedi, con una pala stretta tra le mani, in mezzo a due montagne di carta inzuppata, documenti sudici e pennarelli colorati. Quella di Luigi Piredda, un omone a cui è appena crollato il mondo addosso, è una immagine simbolo del 18 novembre. Nel giro di pochi minuti è riuscito a guardare la morte in faccia e a vedere sparire in mezzo al fango tutto ciò che permetteva di vivere a lui e ai suoi dipendenti: il lavoro. Ma a dir la verità, nei giorni dopo il ciclone Cleopatra, non pensava che tutto sarebbe andato a finire così. «C'è una mia foto che è diventata quasi famosa, poi nel mio ufficio è entrata una troupe di Sky e Canale 5 ci ha addirittura fatto un collegamento - racconta oggi Luigi Piredda -. Mi sono detto: beh, di sicuro non sono passato inosservato. Insomma, la cosa era talmente grande da farmi credere che nessuno mi avrebbe mai lasciato solo. Invece niente, è stato un concatenarsi di eventi che mi ha portato alla bancarotta. Non ho mai visto un soldo, se non piccole donazioni di amici».
Il mondo addosso. In una zona centrale di Olbia, in via Ogliastra, Luigi Piredda da soli due anni aveva aperto Gp Office, in leasing, e aveva nove dipendenti. Una attività tirata su con passione e dedizione e che si occupava di assistenza a enti e uffici. Riparava macchinari informatici e stampanti, poi vendeva tutto ciò che può servire a un ufficio, dalle penne ai libri per professionisti. Il 18 novembre il fango ha superato il metro e 70 e ha distrutto tutto. Non si è salvato nulla: 400mila euro di danni. Una mazzata. Lui, insieme a un collega, è prima riuscito a salvarsi e poi a fare altrettanto con una signora che abitava vicino. La più tragica delle giornate della sua vita l'ha finita sul tettuccio di una auto, per quasi quattro ore di fila, in attesa che scendesse il livello dell'acqua. Uno choc che, col passare dei giorni, si è pian piano trasformato in dramma. «Hai presente quando di colpo ti trovi senza più nulla? Bene, io mi sono ritrovato senza più un centesimo in tasca. Ho mangiato alla Caritas per un mese intero - racconta Luigi Piredda -. Quel giorno ho perso qualsiasi cosa, il mio lavoro è sparito nel nulla. Ma i problemi grossi sono arrivati dopo». Effetto domino. Il fisco e la burocrazia hanno fatto tutto il resto. Hanno picchiato forte sulla sua situazione. Luigi Piredda si è ritrovato con enti, banche ed Equitalia alle calcagna. Un esempio: aveva in riparazione una fotocopiatrice, poi andata distrutta, e l'ente che si era rivolto a lui gli ha presentato un foglio con scritto «appropriazione indebita». Le assicurazioni non gli hanno garantito nulla. Aveva materiale in comodato d'uso? Da pagare anche quello. «Era impossibile stare dietro alle bollette e alle altre richieste di pagamento. Subito mi sono trovato sommerso dai debiti. Sono andato in bancarotta e ancora oggi devo pagare quasi tutto - continua -. Poi ci si sono messi anche gli sciacalli. Una persona, per esempio, aveva messo a posto la serranda del mio negozio. Aveva detto che era gratis, poi mi ha mandato una fattura che per fortuna ha pagato un politico che per caso era passato da me. Sì, sono andato avanti solo grazie a piccoli gesti come questo». Luigi Piredda è vicepresidente dell'Olbia rugby. E una piccola mano è arrivata dal mondo della palla ovale. «Gli amici delle società sarde mi hanno aiutato come hanno potuto, con delle donazioni che ho apprezzato tanto - spiega con il sorriso -. Lo Stato? Niente di niente. Ormai non aspetto più. Anzi, quasi ho imparato a riderci sopra».
Il cambiamento. Oggi Luigi Piredda è riuscito, insieme ad alcuni amici, a tirare su una piccola società che opera sempre nello stesso settore. Una realtà più piccola che almeno gli permette di sopravvivere e che si trova in una zona più sicura. Ma l'alluvione lo ha segnato per sempre. Lo ha cambiato. I problemi sono rimasti, ma dal 18 novembre Luigi Piredda ha imparato ad affrontarli con un’altra filosofia. «Da tre anni vivo diversamente - confessa -. Ora mi godo le cose vere e belle della vita. Perché prima vivevo per lavorare, adesso invece lavoro per vivere. Dopo tutto quello che è successo sembra quasi che certi problemi mi scivolino addosso». (d.b.)
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