Centri antiviolenza, fondi in arrivo
L’assessore Arru rassicura le responsabili. Nasce un coordinamento
CAGLIARI. Qualche giorno fa avevano lanciato un grido d’allarme: “Senza fondi saremo costrette a chiudere”. Le donne che gestiscono i centri antiviolenza e le case rifugio dell’isola avevano denunciato il silenzio della Regione, in ritardo nell’assegnazione dei finanziamenti previsti dalla legge e sino a quel momento anche sorda alle richieste di incontro da parte delle associazioni. Due giorni fa l’assessore della Sanità, Luigi Arru, ha accolto l’appello e incontrato le responsabili dei centri antiviolenza insieme agli assessori ai servizi sociali di alcuni Comuni, sede dei centri. L’assessore ha confermato la volontà di supportare l’attività, che svolgono un ruolo rilevante nel contrasto e nella prevenzione della violenza sulle donne.
Nel corso dell’incontro sono state evidenziate delle criticità nella erogazione di fondi, che Arru, con il supporto degli uffici della Direzione delle politiche sociali, si è impegnato a superare nei prossimi giorni, in particolare per la semplificazione della rendicontazione, che avverrà di norma da parte del Comune beneficiario dei fondi. I partecipanti all’incontro hanno dato la disponibilità ad approfondire in successivi incontri le modalità operative per una più efficace programmazione delle attività dei centri antiviolenza. Nei prossimi giorni sarà costituito il Coordinamento regionale dei soggetti promotori/gestori dei centri antiviolenza e delle case di accoglienza. La speranza è che i fondi indispensabili per andare avanti arrivino d’ora in poi puntuali e a tutte le strutture. Dall’ultima delibera regionale era stato escluso il centro Prospettiva donna di Olbia, mentre i finanziamenti, pur se ridotti, erano arrivati soltanto al centro Onda Rosa di Nuoro.
Anche in seguito agli ultimi recenti fatti di cronaca è risultato evidente a tutti che il tema della violenza sulle donne fa affrontato in maniera sinergica. Servono fondi, personale adeguato e strutture. Al momento sono 9 i centri antiviolenza e 4 le case rifugio: si tratta di oasi nelle quali le donne, spesso con figli piccoli, possono trovare protezione in momenti delicatissimi della loro esistenza. Per esempio nella fase spesso conflittuale della separazione dal coniuge, segnata da minacce, atti persecutori e a volte violenza fisica. Per questo motivo alcuni centri antiviolenza hanno attivato una specifica sezione con personale chiamato a sostenere le donne che chiedono aiuto.
Non si era mai rivolta a un centro antiviolenza la donna sassarese uccisa dal marito una settimana fa. Anche Anna Doppiu voleva separarsi. E quando l’ha comunicato al marito, dopo essere andata dall’avvocato, lui l’ha riempita di botte e poi le ha dato fuoco con la benzina. Anna sarà ricordata il 26 a Roma durante la giornata dedicata alle donne vittime di violenza.
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