Accoglienza migranti, Sardegna "precettata"
Non si fermano le operazioni per ospitare nell'isola altri richiedenti asilo. Lavori in corso a Monastir per adattare l’ex scuola di polizia penitenziaria
SASSARI. Milano ha raggiunto la sua quota di migranti e ha chiuso le “frontiere”. L’annuncio è arrivato dal ministro dell’Interno, Angelino Alfano. Anche la Sardegna ha raggiunto, e superato, la sua quota ma dal ministero non è arrivano alcun annuncio. Anzi, nell’ex scuola di polizia penitenziaria di Monastir fervono i lavori per rendere fruibile la struttura, che secondo il bando di gara della Prefettura dovrebbe essere sistemata entro domani. Notare una certa disparità tra i trattamenti riservati alla città di Milano e alla Sardegna non è un impresa ardua. Nonostante i dubbi e le perplessità, i materassi e i cuscini sono arrivati nella struttura e sono stati sistemati negli stanzoni che prima ospitavano le reclute della polizia. Segno evidente che qualcuno, prima o poi, guadagnerà il suo spazio in Europa partendo proprio dall’hinterland di Cagliari, dove i cittadini erano scesi in piazza per manifestare contro la decisione della Prefettura di Cagliari e dove alcuni balordi avevano pensato bene di appiccare il fuoco nelle speranza di cancellare quella che allora, era la notte del 10 ottobre, sembrava solo un’ipotesi.
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Le conferme. In effetti era solo una questione di tempo. L’apertura delle buste che contenevano le offerte relative alla gestione dell’ex scuola di polizia è avvenuta la scorsa settima e, sebbene manchi ancora un graduatoria definitiva, i giochi sono comunque fatti: «Per adesso abbiamo solo una graduatoria provvisoria, quella definitiva verrà pubblicata nei primi giorni della prossima settimana – spiegano dalla Prefettura di Cagliari prima di chiarire modi e motivi che hanno portato all’allestimento delle prime camere da letto – si tratta di lavori realizzati dalla Prefettura in modo che si possano fronteggiare le emergenze che potrebbero presentarsi nei prossimi tempi».
Dunque, nonostante se ne parli sotto traccia e si tenda sempre ad allontanare l’eventualità da “ultima spiaggia per fronteggiare gli arrivi improvvisi”, le minacce indirizzate al prefetto Giuliana Perrotta, due proiettili e una lettera minatoria recapitate in busta chiusa proprio in prefettura, non hanno bloccato i lavori di riconversione dello stabile che presto sarà pronto a ospitare i primi migranti.
Le polemiche. I toni più accesi sono quelli utilizzati da Mauro Pili, leader di Unidos e deputato del Gruppo misto: «Trasformare quella scuola di polizia in un centro per ospitare 300 migranti è una follia – spiega Pili – lo dico da mesi. La struttura deve passare alla Regione in base alla cessazione della funzione statale originaria. E poi il luogo scelto per il centro di accoglienza non è adatto: i migranti si muoveranno a piedi, protesteranno sulla strada principale della Sardegna, la sicurezza sarà a rischio ogni giorno. Dislocare persone che puntano solo ad andar via dalla Sardegna in un crocevia così delicato come quello di Monastir è da spregiudicati».
Secondo Pili, poi, i costi sarebbero esorbitanti: «317mila euro per 41 giorni. Una cifra che lascia interdetti, vuol dire quasi 3 milioni di euro all'anno. E non si sa chi ha vinto l'appalto. Se un qualsiasi Comune, o ente pubblico, affidasse un servizio per quell'importo e non pubblicasse gli atti nel proprio albo sarebbe perseguito penalmente».
«Anche la Sardegna ha già fatto la sua parte. Anzi, abbiamo superato abbondantemente le quote ma il Governo annuncia uno stop degli arrivi solo a Milano mentre qui prepara nuovi centri di accoglienza e nuovi sbarchi». Ugo Cappellacci, coordinatore regionale di Forza Italia, ha commentato le dichiarazioni del ministro Alfano durante il vertice per la sicurezza a Milano. «È inaccettabile – prosegue l’esponente azzurro – che il Governo consideri l’isola solo per farne un grande centro di accoglienza, con la complicità di una giunta regionale imbelle e servile, e scarichi tutto sulle forze dell’ordine, sui sindaci e sulle comunità. Peraltro – osserva Cappellacci – è assolutamente illogico portare qui persone che non vedono l’isola come destinazione, provocando tensioni che ormai sono all’ordine del giorno. Non accettiamo la logica per cui la sicurezza possa essere una priorità a Milano e un optional in Sardegna, solo perché lì ci sono più elettori da “coccolare” in vista del referendum. Ribadiamo – conclude Cappellacci – la necessità di fermare gli sbarchi anche in Sardegna e la netta contrarietà a una politica che lascia i cittadini a tu per tu con un problema più grande di loro».
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