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La difesa: «Nessuna spesa illecita»

La difesa: «Nessuna spesa illecita»

Fondi ai gruppi, chiesta l’assoluzione di Cachia, Ibba, Masia e Alberto Randazzo

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CAGLIARI. «Se la Procura non ha trovato le prove che dimostrino l’uso illecito dei fondi destinati ai gruppi politici non può dire che sono stati usati illecitamente oltre ogni ragionevole dubbio»: parole dell’avvocato Benedetto Ballero, protagonista di un’arringa di due ore e mezzo in difesa degli ex consiglieri regionali Carmelo Cachia, Raimondo Ibba e Pierangelo Masia, esponenti del gruppo misto nella legislatura 2004-2009, imputati di peculato aggravato al processo per l’uso illegale dei fondi dell’assemblea regionale. Per loro il pm Marco Cocco ha chiesto la condanna a 4 anni (Cachia) e a due anni e due mesi (Ibba e Masia) ma il difensore ha sostenuto con forza la tesi della non colpevolezza, ancorandola a ragioni di fatto e di diritto. Per il legale «non ci sono state spese non congrue, incompatibili con l’attività dei consiglieri» e le cifre contestate ai tre imputati corrispondono «al pagamento di collaboratori che hanno supportato l’attività politica e ad altre attività legittime, risultate pienamente al dibattimento». Esaminate le tre posizioni, secondo l’avvocato Ballero emerge un dato chiaro: «Non c’è mai stata alcuna volontà di appropriazione delle somme» quindi non può sussistere il reato di peculato. Non solo: l’appartenenza al gruppo misto - ha insistito Ballero - metteva di fronte Cachia, Ibba e Masia a un’esperienza del tutto diversa rispetto agli altri consiglieri, perché non sempre gli orientamenti degli onorevoli provenienti da partiti diversi erano comuni. Quindi i fondi servivano a sostenere l’attività politica degli schieramenti cui facevano riferimento individualmente. Ballero ha citato fra l’altro una lunga serie di sentenze emesse da tribunali di altre città in cui numerosi consiglieri coinvolti in “rimborsopoli” sono stati assolti e le spese contestate ricondotte alla consuetudine dell’attività consiliare.

Il legale è tornato ancora una volta sulla questione già sollevata all’udienza preliminare, l’assenza - secondo la sua lettura - di una notizia di reato che consentisse alla Procura di acquisire la montagna di atti che ha dato impulso alla prima parte del procedimento. A far partire l’inchiesta erano stati due esposti della funzionaria Ornella Piredda, che a suo tempo accusò il presidente del gruppo misto Giuseppe Atzeri di mobbing. La stessa Piredda riferì al pm Cocco sull’abitudine dei consiglieri di non giustificare le spese sostenute coi fondi destinati al gruppo: nessuna fattura, nessuno scontrino in ossequio a una vecchia delibera e a una prassi consolidata, quella di spendere senza alcuna rendicontazione. Una prassi, estesa a tutti i gruppi consiliari, che prevedeva l’accredito automatico di 2500 al mese sui conti privati di ciascuno dei consiglieri, che poi li spendevano a piacimento senza l’obbligo di documentare le ragioni. Ballero ha chiesto in prima battuta l’assoluzione con formule diverse dei tre imputati.

In chiusura di udienza ha parlato anche l’avvocato Paolo Loria in difesa di Alberto Randazzo: il legale ha chiesto l’assoluzione dell’imputato le cui spese «sono sempre state compatibili con l’attività politico-istituzionale».

La discussione - salvo nuovi intoppi - si chiuderà il 12 dicembre con le arringhe degli avvocati Riccardo Floris in difesa di Oscar Cherchi e di Agostinangelo Marras per Giuseppe Atzeri. Quest’ultimo intervento è molto ateso perchè riguarderà i rapporti conflittuali tra l’ex presidente del gruppo e la funzionaria che ha dato origine al procedimento, per la quale l’avvocato Andrea Pogliani ha chiesto al tribunale un pesante risercimento economico. La sentenza arriverà dopo le repliche. (m.l)

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