Prezzo del latte, è scontro sulle cifre
Coldiretti attacca le imprese casearie: hanno agito in maniera scorretta. Consorzio e imprenditori: cercano solo visibilità
SASSARI. «Il prezzo del latte risale a quota 85 centesimi. Ben 35 in più rispetto a due mesi fa». A darne l’annuncio una trionfante Coldiretti, che accusa i trasformatori di aver condizionato il prezzo del latte con l’alibi della sovrapproduzione. Secondo l’associazione dei coltivatori diretti, le industrie casearie sarebbero preoccupate di restare senza latte in una stagione produttiva che si preannuncia in calo rispetto alla precedente, a causa della siccità e dei pochi investimenti dei pastori terrorizzati dagli allarmismi dei trasformatori.
Ma le imprese casearie contestano queste affermazioni e dalla Confidustria trapela un’analisi diversa. «Sono dati che non hanno nessun riscontro con la realtà - si sostiene – la campagna del latte deve ancora entrare nel vivo, le trattative sono appena nella fase iniziale. L’eccesso di produzione è un dato di fatto e sarà quasi impossibile mantenere i prezzi dello scorso anno. Molte aziende e cooperative pagheranno prezzi inferiori a quelli dello scorso anno».
Coldiretti però insiste: «La trasparenza dei dati aiuta l’anello più debole della filiera, in questo caso i pastori – afferma il presidente di Coldiretti Battista Cualbu –. Per mesi ci hanno bombardato parlando di sovrapproduzione di latte, 430 milioni di litri, annunciando il crollo del prezzo del Pecorino romano. L'allarmismo sulla sovrapproduzione e il fatto che molti allevatori siano stati presi per la gola con contratti a 50 centesimi sono state azioni molto scorrette che di certo non hanno aiutato il comparto».
La Coldiretti, racconta il direttore Luca Saba, ha fatto i suoi calcoli e alla fine nell’annata risulta non sia stato munto un solo litro di latte in più rispetto alla precedente. «286.611.739, come certificato dall’Organismo di Controllo Ineq, e non 430 milioni come annunciato dai trasformatori – sostiene –.La previsione catastrofista ha avuto il solo risultato di spaventare il mercato. A pagarne è stato il prezzo del Pecorino passato dai 9,5 euro al chilo a circa 6, con una perdita di oltre 100 milioni euro, tutti pagati dai pastori.
Il trionfalismo della Coldiretti non convince anche Salvatore Palitta, presidente del Consorzio del Pecorino romano. «Non ho capito di quale bluff parlino – commenta –. Nessuno ha mai parlato di sovrapproduzione di latte, ma di formaggi. Sono i formaggi che influenzano il mercato, non il latte. La verità è che almeno una volta alla settimana la Coldiretti decide di uscire sui giornali con queste accuse. Un sistema che forse fa guadagnare alla associazione qualche prima pagina in più ma di certo non risolve i problemi».
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