Sesso in cambio di sussidi condannato l’ex sindaco
Per Adriano Puddu, che guidava il Comune di Portoscuso , 6 anni e quattro mesi Ma cadono alcune imputazioni. I difensori: prepariamo già il ricorso in appello
CAGLIARI. Adriano Puddu ha usato il suo potere di sindaco a Portoscuso per ottenere favori sessuali da alcune giovani donne e per influire sulle elezioni locali. Saltano le accuse di corruzione, abuso d’ufficio, peculato, violenza sessuale, favoreggiamento della prostituzione e ogni imputazione viene ricompresa in una sola: induzione indebita a dare e promettere utilità. Il conto finale presentato dal tribunale a conclusione del giudizio immediato è comunque pesante: sei anni e quattro mesi di reclusione - il pm Daniele Caria ne aveva chiesto sei - cui s’aggiunge l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, la perdita del diritto elettorale, una provvisionale di 25 mila euro da pagare al comune di Portoscuso patrocinato da Toto Casula e 6600 euro di spese per il giudizio. È la sentenza di primo grado, pronunciata dai giudici della prima sezione – presidente Mauro Grandesso, a latere Cannas e Badas - dopo circa un’ora e mezzo di camera di consiglio. Se il verdetto di condanna verrà confermato nei gradi successivi del giudizio la carriera politica di Puddu, che preparava una lista per le prossime consultazioni, potrà dirsi chiusa in base alle norme del decreto legge Severino. Tra novanta giorni il tribunale depositerà la motivazione della decisione, un documento di grande interesse perché è entrato nel processo un reato nuovo.
Ricorso in appello. Ma è scontato che i difensori Ivano Iai e Giuseppe Andreozzi ricorreranno in appello per provare a ribadire la tesi sostenuta a lungo e anche ieri in un supplemento di discussione: Puddu non è responsabile di atti illegali e doveva essere assolto da tutti i tredici capi d’imputazione. Di certo sono scomparse dal processo le accuse riferite a tre fatti di concussione sessuale, uno di violenza sessuale e uno di corruzione elettorale, che il tribunale ha qualificato in modo diverso pur confermando la ricostruzione contenuta nel fascicolo d’indagine. Al secondo grado si giocherà un’altra partita, basata anche sulle questioni seminate dalla difesa nel corso del dibattimento appena chiuso.
Le intercettazioni. L’udienza di ieri si era aperta con una nuova istanza della difesa, che ha denunciato una serie di «vuoti» nel corposo dossier delle intercettazioni telefoniche. L’avvocato Iai ha chiesto un’ennesimo esame per Ugo Calledda, il commissario del nucleo investigativo del Corpo Forestale che ha condotto le indagini. Il tribunale però non ha accolto l’istanza, si è chiuso in camera di consiglio e dopo circa un’ora e mezzo è uscito con la sentenza che mette fine al primo giudizio dopo oltre due anni di dibattimento pubblico. Il pm Caria è sgusciato fuori dall’aula senza batter ciglio, nessun commento neppure da Puddu e dai difensori.
Le accuse. «Quello che colpisce in questa vicenda è l’uso estorsivo del potere di sindaco, la capacità intimidatoria e il contenuto agghiacciante delle conversazioni intercettate tra l’imputato e le giovani donne, persone non libere finite alla mercé di un individuo pericoloso»: l’aveva detto il pm Daniele Caria nella sua requisitoria del 25 gennaio scorso prima di chiedere la condanna a sei anni di carcere. Partito da una presunta tangente di 9900 euro, che non ha trovato conferma nel dibattimento, il procedimento era ancorato a documenti, intercettazioni e testimonianze rese in fase istruttoria e nell’aula pubblica. Uno sterminato materiale d’indagine che disegna la figura di un sindaco occupato a gestire i fatti propri e non quelli del paese, su tutti l’affare legato alla cessione dell’area pubblica ex Sardinvest alla Portoscuso srl per realizzarvi un parco eolico al servizio dello stabilimento metallurgico e impegnato a gestire un giro di ragazze («solo amiche» si è sempre difeso) da favorire coi sussidi comunali di povertà, in un crescendo di vicende boccaccesche provate dalle conversazioni intercettate e da testimonianze.
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